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La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma nei confronti di Francesca Chaouqui apre un nuovo fronte nella vicenda giudiziaria legata al processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede. Gli avvocati del cardinale Angelo Becciu e degli altri imputati annunciano infatti ulteriori iniziative giudiziarie, dopo aver esaminato la documentazione depositata dai magistrati romani.
"Con riferimento alle notizie di stampa relative alla richiesta di archiviazione proposta dalla Procura di Roma nei confronti di Francesca Chaouqui per le vicende connesse all'indagine relativa al procedimento 'vaticano', riteniamo doveroso precisare che dagli atti di indagine depositati dalla Procura di Roma abbiamo appreso nuovi fatti sconcertanti, i quali saranno oggetto di ulteriori iniziative giudiziarie".
È quanto si legge nella nota firmata dai legali Massimo Bassi, Gian Domenico Caiazza, Cataldo Intrieri, Luigi Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà, intervenuti dopo la notizia, pubblicata oggi dal quotidiano Domani, relativa alla richiesta dei pubblici ministeri di archiviare il procedimento a carico della lobbista poiché "manca la querela di parte".
I difensori precisano che la valutazione di un'eventuale opposizione alla richiesta di archiviazione resta aperta, ma sottolineano che la decisione della Procura sarebbe legata a ragioni di natura procedurale: "Ciò a prescindere dall'opposizione, che pure stiamo valutando di proporre - aggiungono i legali - tenuto conto che la richiesta di archiviazione del Pm si fonda semplicemente su ragioni procedurali relative alla mancanza della querela per il delitto di truffa e al ritenuto difetto di giurisdizione penale da parte della Repubblica italiana".
La presa di posizione della difesa si inserisce nel più ampio contenzioso scaturito dall'inchiesta sulle presunte irregolarità legate al procedimento vaticano, nel quale le chat e i rapporti attribuiti a Chaouqui hanno assunto un ruolo centrale.
L'esposto di Becciu e il ruolo di Perlasca
L'indagine romana si inserisce nella vicenda delle chat tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica di monsignor Alberto Perlasca, testimone chiave nel processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede. I messaggi, emersi attraverso inchieste giornalistiche, hanno alimentato i sospetti della difesa del cardinale Becciu su possibili interferenze nella ricostruzione dei fatti e nella formazione delle testimonianze. Nel gennaio 2023, durante il processo vaticano, Ciferri attribuì a Chaouqui un ruolo attivo nei contatti con gli inquirenti e nella preparazione del memoriale di Perlasca, mentre la diretta interessata respinse le accuse, fornendo una versione opposta dei fatti.
Dopo l'esposto presentato dal cardinale, la Procura di Roma aveva iscritto Chaouqui nel registro degli indagati ipotizzando il reato di rivelazione di segreto. Ora, come riferisce Domani, i magistrati chiedono l'archiviazione anche sulla base degli elementi emersi dalla testimonianza di monsignor Perlasca.
Un ulteriore aspetto riguarderebbe i rapporti tra Chaouqui e Ciferri. Secondo quanto riportato dal quotidiano, i magistrati romani ritengono che le condotte relative a questi rapporti vadano ricondotte "all'ipotesi di truffa, un reato procedibile a querela di parte, che in questo caso risulterebbe mancante". È questa, dunque, una delle ragioni indicate per chiedere l'archiviazione del procedimento.
La richiesta dei pubblici ministeri non equivale a una decisione definitiva: sarà il giudice competente a pronunciarsi. Nel frattempo, i difensori di Becciu sostengono di aver individuato negli atti elementi ulteriori, che intendono sottoporre all'attenzione dell'autorità giudiziaria.





