Strade completamente allagate e sistema di drenaggio urbano nuovamente in difficoltà. Il forte nubifragio che nel pomeriggio di ieri, martedì 20 ottobre 2026, ha flagellato Bosa, riporta al centro del dibattito la gestione del rischio idraulico in città. A rilanciare l’allarme è il Comitato “Non Ti Temo”, che da tempo contesta l’impostazione delle opere di difesa idraulica in corso di realizzazione, accusate di concentrarsi sul fiume Temo senza affrontare adeguatamente il problema delle acque provenienti dai versanti, dei rii minori e del drenaggio urbano.

Secondo il Comitato, proprio la rete minore urbana e le acque che scendono dai versanti rappresentano una delle principali criticità che si manifestano durante le precipitazioni intense. Una situazione che, a giudizio dei suoi componenti, rischia di essere aggravata dalle soluzioni previste dal progetto regionale.

"L’acqua non arriva solo dal Temo"

Al centro delle contestazioni ci sono i nuovi muri e le valvole di non ritorno previste agli sbocchi dei canali. Secondo il Comitato, queste opere potrebbero ostacolare il deflusso delle acque verso il fiume, aggravando gli allagamenti che interessano più frequentemente la città.

Il Comitato denuncia inoltre la mancanza di risposte da parte di Regione e Comune rispetto a problemi che, sostiene, i cittadini sono costretti ad affrontare a ogni precipitazione intensa. Tra le situazioni segnalate, l'apertura dei tombini stradali da parte dei residenti e lo svuotamento di locali e attività allagati.

Per “Non Ti Temo”, le scelte adottate per la mitigazione del rischio a Bosa rappresentano un errore di prospettiva: mentre le opere contestate proseguono, gli interventi che il Comitato ritiene necessari per risolvere le criticità del drenaggio urbano resterebbero fermi.

Tre lotti e decine di milioni di euro: le contestazioni al progetto

La polemica arriva a tre giorni dall’assemblea pubblica “Sicuri di essere al sicuro?”, durante la quale il Comitato ha presentato alla cittadinanza gli esiti di mesi di studio e opposizione alle “Opere di difesa idraulica”.

Gli interventi contestati prevedono una spesa di decine di milioni di euro, suddivisa in tre lotti. Il primo è già nella fase di cantiere, mentre il Comitato solleva dubbi sull’impostazione complessiva delle opere e sulla loro capacità di affrontare tutte le criticità idrauliche del territorio.

Una delle accuse principali riguarda la mancata valutazione unitaria del fiume Temo, dei corsi d’acqua minori e del drenaggio urbano. Una carenza che, secondo il Comitato, caratterizzerebbe le progettazioni promosse dall’Ufficio del Commissario per il governo del dissesto idrogeologico.

Il rischio per i canali, il porto fluviale e gli ormeggi

Nel mirino del Comitato c’è anche la configurazione prevista per il fiume a monte del ponte Vecchio. Secondo la ricostruzione di “Non Ti Temo”, il confinamento del Temo potrebbe determinare livelli e velocità dell’acqua tali da ostacolare ulteriormente il deflusso dai canali.

Le conseguenze ipotizzate riguarderebbero anche la sicurezza degli ormeggi e del porto fluviale. Il Comitato contesta inoltre il fatto che le acque provenienti dai versanti non sarebbero adeguatamente considerate nei modelli idraulici utilizzati per progettare le opere.

Il timore espresso è che, senza una valutazione complessiva di tutte le componenti del sistema idraulico, gli interventi destinati a proteggere la città possano finire per aggravare alcune delle criticità già esistenti.

"Bosa diventa la vasca di raccolta delle acque"

A esprimere le preoccupazioni del Comitato è Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente di “Non Ti Temo”, che richiama l’attenzione sulle conseguenze delle opere previste.

"Il temporale di questo pomeriggio ci ricorda quali sono i problemi idraulici che gravano sulla cittadina. Con le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali previste dalle opere di difesa, il rischio è che Bosa diventi la vasca di raccolta delle acque che faticheranno ancora di più a raggiungere il fiume. Stanno iniziando i lavori del primo lotto, con il terzo arriveranno le valvole a clapet allo sbocco del Rio Piras di Terridi. Per questo ci chiediamo se, in queste condizioni, si possa ancora parlare di opere di difesa o se non si debba parlare piuttosto di 'offesa idraulica'".

Una presa di posizione che riporta al centro la domanda sollevata durante l’assemblea pubblica: quale sicurezza può garantire un progetto che, secondo il Comitato, non affronta in maniera coordinata il deflusso del fiume, dei rii minori e delle acque urbane?

La richiesta agli enti: valutare tutte le acque che attraversano la città

Il Comitato “Non Ti Temo” chiede agli enti competenti di valutare le opere nel loro insieme e nella configurazione che si intende effettivamente realizzare, prendendo in considerazione anche gli effetti sul drenaggio urbano e sui rii minori.

La richiesta è di superare una logica progettuale che, secondo il Comitato, non terrebbe sufficientemente conto di questi elementi e delle loro interazioni con il Temo.

La conclusione è netta: la sicurezza idraulica di Bosa non può essere valutata soltanto in relazione alle piene del fiume. Deve considerare tutte le acque che attraversano il territorio e, soprattutto, le condizioni che consentono loro di defluire senza provocare nuovi allagamenti.