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Sbarca nei teatri sardi di Macomer, Oristano, Meana Sardo e Sanluri un affresco familiare autentico e toccante: "Benvenuti a casa Morandi". Scritta a otto mani da Marianna e Marco Morandi insieme a Elisabetta Tulli e Pino Quartullo, questa commedia originale porta in scena una storia vera, intima e ricca di aneddoti. Sotto l'attenta regia dello stesso Quartullo, lo spettacolo promette di far sorridere e riflettere, svelando i retroscena di un'infanzia vissuta sotto i riflettori.
Al centro della scena brilla la versatilità di Marianna Morandi, artista a tutto tondo la cui poliedricità affonda le radici in una solida preparazione accademica: diplomata all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ha dimostrato il suo spessore cimentandosi in grandi classici teatrali come il "Don Giovanni" e "L'avaro" di Molière. Non solo teatro, ma anche molta televisione di successo: le sue interpretazioni in miniserie come "La forza dell'amore", "Le madri" e "Un anno a primavera" ne hanno confermato le eccellenti doti drammatiche. In questo spettacolo, Marianna riesce a fondere la sua impeccabile tecnica recitativa con l'emozione della propria vissuta esperienza.
Ad affiancarla c'è il fratello Marco, la cui carriera è il ritratto perfetto dell'eclettismo artistico. Cantante, attore e compositore, Marco passa con disinvoltura da un mezzo espressivo all'altro. Fin dai suoi esordi a Sanremo Giovani nel 1998 e dal debutto sul grande schermo in "Liberate i pesci" di Cristina Comencini, ha dimostrato di non voler essere ingabbiato in un'unica etichetta.
Il suo percorso lo ha visto condurre programmi televisivi storici come "Taratata", firmare album da solista e macinare successi nel teatro musicale e di prosa, da "Gianburrasca" a "Taxi a due piazze". Sul palco di "Benvenuti a casa Morandi", la sua verve musicale (sue sono le musiche originali dello spettacolo) e i suoi tempi comici perfetti arricchiscono la narrazione di ritmo e leggerezza.
Ciò che rende questo spettacolo un vero gioiello è la sua profonda aderenza alla realtà. I due fratelli interpretano nientemeno che loro stessi, alle prese con una situazione reale e malinconica: svuotare la casa della loro amata Tata Marta, passata a miglior vita dopo aver lavorato per la famiglia Morandi per ben 50 anni. Tra scatoloni e vecchi arredi, Marianna e Marco scoprono che la donna, mossa da un affetto sconfinato, ha conservato i loro giocattoli e quaderni, arrivando persino a ricostruire fedelmente la loro cameretta.
Il pretesto narrativo del trasloco si rivela una potente metafora teatrale. Svuotare la casa della storica Tata Marta non è solo un'azione pratica, ma un espediente catartico per fare i conti con il proprio vissuto. Aggirandosi tra vecchi giocattoli, mobili e quaderni conservati per mezzo secolo, i protagonisti compiono un viaggio a ritroso nel tempo. Ogni oggetto di scena diventa così un innesco per rievocare frammenti di vita passata tra set cinematografici, flash dei fotografi e studi televisivi, trasformando un episodio apparentemente banale in un profondo scavo emotivo.
Riaffiorano così i ricordi di una vita straordinaria, vissuta accanto a genitori come Gianni Morandi e Laura Efrikian che -per statura artistica- sono stati esigenti, a volte addirittura "ingombranti", ma sempre amorevoli. Oltre all'aneddotica divertente, lo spettacolo offre dunque uno spaccato interessante e per nulla scontato sull'educazione dei figli d'arte.
Ad animare la scena ci pensano poi le incursioni telefoniche della famiglia e la presenza di un traslocatore innamorato ed esuberante (interpretato da Marcello Sindici, ballerino che ha collaborato anche con Raffaella Carrà). E per il gran finale, una piccola sorpresa musicale: Marianna, Marco, Marcello e anche tutti i tecnici e gli aiutanti di produzione, infatti, ballano sulle note di "A far l'amore comincia tu" (con tanto di colpo di frusta cervicale!) ovviamente, tutto il pubblico è invitato a unirsi, dalle proprie poltrone...o anche alzandosi!
"Benvenuti a casa Morandi" non è soltanto un'operazione nostalgica, ma un ponte lanciato verso il presente. Se da un lato si rievocano gli esordi da enfant prodige, come la celebre partecipazione della piccola Marianna nel brano "Sei forte papà", dall'altro si indaga l'età adulta dei protagonisti. Fratello e sorella si confrontano sul palco con le loro vite attuali, fatte di dubbi, incertezze e responsabilità genitoriali. Le divertenti incursioni telefoniche di mamma, papà e dei rispettivi figli creano un cortocircuito comico tra le generazioni. È un vivido affresco familiare che guarda al tempo dell'adolescenza con un pizzico di malinconia, ma affronta il presente e il futuro con lucida consapevolezza.
Insomma il consiglio è di non perdersi lo spettacolo perché rappresenta un'occasione più unica che rara di guardare dal buco della serratura una delle famiglie più iconiche dello spettacolo italiano, ma senza filtri o gossip banali. È un atto unico in cui è facile riconoscersi per declinarlo secondo il proprio vissuto.
Come ha perfettamente sintetizzato il regista Pino Quartullo: "la commedia mi ha divertito ed intenerito molto, perché Marianna e Marco riescono a mettersi a nudo come raramente succede di vedere". È uno spettacolo che abbraccia il pubblico con nostalgia, sorprese e sane risate, ricordandoci l'importanza immortale degli affetti.






