Durante la mattinata di oggi, giovedì 19 marzo, si è tenuto a Cagliari, presso il Molo Ichnusa dell'Autorità di Sistema Portuale, l'evento di presentazione del progetto AMIS - Sistemi Avanzati di Monitoraggio e gemelli digitali per la sicurezza e resilienza della costa. Il progetto è finanziato all'interno del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo.

Il Direttore generale della Protezione Civile della Regione Sardegna, Mauro Merella, ha inaugurato l'evento portando i saluti istituzionali anche dell'Assessora della difesa dell'ambiente, Rosanna Laconi. Merella ha sottolineato l'importanza strategica del progetto alla luce dei sempre più frequenti eventi estremi. Il recente ciclone "Harry", fortunatamente senza vittime, ha evidenziato in modo tangibile l'aumento dell'esposizione al rischio costiero.

"AMIS – ha dichiarato Merella – rafforza le sinergie internazionali, in particolare quelle già consolidate con la Francia, e contribuisce alla crescita del Sistema regionale di protezione civile, sempre più orientato a un approccio territoriale e a una pianificazione multirischio e multilivello". Durante l’evento, moderato da Silvia Serra, coordinatrice del Centro Funzionale Decentrato, sono stati presentati risultati e prospettive del progetto.

Sergio Deiana ha sottolineato l'importanza dei "gemelli digitali" nell'analisi delle dinamiche costiere e nell'ottimizzazione della gestione del rischio. Carlo Brandini, capofila del progetto presso il Consorzio LaMMA, ha enfatizzato la necessità di un approccio olistico per affrontare il tema critico del dissesto idrogeologico, sfruttando le tecnologie per la prevenzione.

Massimo Perna ha presentato i principali strumenti sviluppati nel contesto del progetto AMIS: la piattaforma Digital Twin e l'Atlante del rischio costiero, che lavorano in sinergia per favorire la condivisione dei dati e simulare scenari futuri, anche a lungo termine, basandosi su informazioni satellitari e programmi europei come Copernicus. Luca Carpi, dell'Università di Genova, ha illustrato il caso studio di Camogli, evidenziando le fragilità delle coste e le sfide legate alla gestione delle emergenze in situazioni eccezionali come la tempesta Vaia del 2018.

Un focus particolare è stato posto sull'analisi del ciclone "Harry". Andrea Ruju di Arpas e Simona Granata del CFD hanno descritto le fasi di previsione e monitoraggio, mettendo in evidenza l'interazione tra rischio marino e idraulico e la crescente interconnessione dei fenomeni. Daniela Pani del CFD ha delineato gli impatti a terra dell'evento, tra cui forti venti, allagamenti costieri, esondazioni e frane, con conseguenze significative nei bacini del Flumendosa e del Cedrino. L'esperienza del ciclone "Harry" ha costituito un banco di prova importante per avviare la creazione di un sistema di allerta mirato alle mareggiate, basato su codici colore simili a quelli già in uso per i rischi idrogeologici e idraulici.

L'introduzione di questi codici permetterà di potenziare la comunicazione del rischio verso le zone interessate, fornendo indicazioni più chiare e tempestive ai sindaci e alle comunità locali e migliorando la gestione pratica delle emergenze. Attualmente, sono in corso attività di analisi e definizione di scenari, con il supporto dei dati raccolti durante l'evento di gennaio.

Per quanto riguarda l'innovazione, Roberta Ferretti del CNR ha illustrato l'utilizzo di robotica marina per il monitoraggio delle aree costiere, mentre Davide Schenone, anch'egli del CNR, ha esposto le applicazioni dei droni aerei nella valutazione dei rischi geomorfologici. Frédéric Poydenot del CPIE ha concluso i lavori evidenziando l'importanza della comunicazione partecipativa nel sensibilizzare le comunità. Tra gli strumenti proposti, un "gioco serio" basato su tabellone e tessere, che consente di simulare scenari di rischio e promuovere il dialogo tra i partecipanti, con risultati variabili in base ai contesti territoriali considerati.

Il progetto AMIS si conferma dunque come un'importante risorsa per integrare ricerca, tecnologia e protezione civile, potenziando la capacità delle comunità costiere nell'affrontare le sfide legate ai rischi ambientali in un contesto di cambiamenti climatici sempre più tangibili.