Anni di battaglie legali, querele e contro querele hanno portato a un nuovo capitolo giudiziario per la criminologa Roberta Bruzzone. Il procedimento riguarda presunti atti persecutori ai danni di Elisabetta Sionis, psicologa forense e giudice in servizio al tribunale dei minori di Cagliari. Secondo quanto reso noto, il pubblico ministero Gilberto Ganassi ha chiuso le indagini e il fascicolo è stato trasmesso alla procura di Roma per competenza, insieme a un hard disk contenente trascrizioni di chat tra i quattro indagati: Bruzzone e i suoi collaboratori Monica Demma, Marzia Mosca e Giovanni Langella.

La criminologa, attraverso dichiarazioni pubbliche, respinge tutte le accuse: “la persona cui attualmente si fa riferimento è indagata dalla procura di Roma - sostiene - per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni”.

Secondo gli atti investigativi, le presunte condotte sarebbero proseguite per diversi anni e avrebbero riguardato anche la figlia minorenne della magistrata, con messaggi e contenuti che le autorità definiscono “allusioni sessuali, fotomontaggi del viso della persona offesa e frasi avente carattere minaccioso e vessatorio”. Gli inquirenti segnalano l’uso di chat di gruppo sui social, documentate nelle trascrizioni, come strumenti di coordinamento delle attività.

La vicenda affonda le sue radici nel 2017, in relazione al processo per la morte di Manuel Piredda e le ustioni subite dalla moglie Valentina Pitzalis. Sulla vicenda Bruzzone ha scritto sui social: “Tutto nasce da qui. Da un caso reale. Da una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio. Da una vittima che, invece di essere tutelata, è stata travolta da accuse gravissime e totalmente infondate. Accuse contenute nero su bianco in una consulenza tecnica firmata da Elisabetta Sionis. E qui il punto non è l’opinione. Il punto sono i contenuti”.

Bruzzone prosegue evidenziando le ipotesi formulate nella consulenza: “Prima ipotesi: Valentina Pitzalis avrebbe sparato a Manuel Piredda. Addirittura con ‘bossoli’ sulla scena. Mai esistiti. Seconda ipotesi: ferite da corpo contundente. Anche qui: nessun riscontro. Terza ipotesi, e qui entriamo nel surreale: una ‘lesione figurata’ sulla caviglia di Manuel Piredda. Traduzione: Valentina, dopo averlo ucciso, avrebbe marchiato il corpo con una scritta. E non solo: in una fotografia, Sionis sostiene di vedere addirittura le lettere e il numero 17. Peccato che: anche questo è stato totalmente smentito. Sulla caviglia non c’era alcuna lesione. L’autopsia l’ha smentita clamorosamente”.

Al momento, il procedimento è in fase preliminare e non vi sono condanne definitive.