A quasi un anno da quella terribile notte il dolore non si attenua. Si trasforma in parole. Parole che bruciano, che accusano, che implorano coscienze. Simona Campus, madre di Marco Mameli, il 22enne ucciso a coltellate a Bari Sardo durante una festa di Carnevale il 1 marzo 2025, affida ai social un messaggio che è insieme un ricordo del figlio, denuncia e richiesta di giustizia.

“Marco è uscito di casa col sorriso quella sera del primo marzo per andare alla festa di Carnevale e non è più tornato, lì ha incontrato il mostro che gli ha stroncato la vita, lì in mezzo a tante persone. Persone che anche davanti all'evidenza mentono, dicono di non ricordare cosa sia successo. Se fosse dipeso dalle persone lì presenti Marco sarebbe morto senza una verità, senza un colpevole, senza giustizia” esordisce Simona Campus.

E proprio ai testimoni la madre rivolge le sue domande più dure: “Come può qualcuno non ricordare quelle urla, il panico, un coltello, un ragazzo che è lasciato cadere a terra? Come si può dimenticare un omicidio avvenuto a pochi passi da sé? Per mesi non c'è stato nessun indagato e non perché non ci fosse un colpevole ma perché la verità è stata schiacciata sotto una montagna di silenzi e di bugie. Decidendo che la vita di mio figlio non merita nemmeno una testimonianza onesta”.

Il silenzio, suggerisce la madre, può diventare complice. L’indifferenza può trasformarsi in un secondo colpo inferto alla vittima. E poi, la riflessione più alta. Quella che supera il caso singolo e diventa un appello rivolto a tutti: “È vero che la verità non cancella il dolore ma potrà impedire che altre famiglie vivano il nostro stesso incubo. La giustizia non dovrebbe dipendere solo dalla bravura degli inquirenti o dalla fortuna o dagli oggetti o prove trovati. La Giustizia dovrebbe vivere nel cuore di ciascuno di noi”.