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Si è conclusa con il più sperato dei lieti fini una delle operazioni di soccorso speleologico più complesse e delicate degli ultimi anni. Dopo essere rimasto intrappolato per circa 27 ore nella grotta di Gorropeddu, a Urzulei, a seguito di un crollo improvviso avvenuto nel pomeriggio di ieri, Luca Olmetto, speleologo 31enne originario di Codrongianos, è stato finalmente estratto e riportato alla luce sano e salvo.
Il successo della missione di salvataggio è il frutto della perfetta sinergia operativa tra i tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e le squadre specializzate dei Vigili del Fuoco. All’intervento hanno inoltre fornito supporto l’Aeronautica Militare, per il trasferimento di personale e materiali, il servizio di emergenza sanitaria 118/AREUS, con l’impiego dell’elisoccorso regionale e la protezione civile locale.
L’uomo, liberato dai detriti che lo immobilizzavano, è stato riportato in superficie, stabilizzato dal personale sanitario e successivamente portato in ospedale con l’elisoccorso per gli accertamenti e le cure necessarie. Le operazioni sono state rese difficili dall’ambiente ipogeo e dalla necessità di liberare il passaggio dai detriti.
Nonostante le lunghissime ore trascorse immobilizzato al buio, Olmetto è rimasto costantemente cosciente, collaborando per quanto possibile con le squadre che avanzavano verso di lui.
L’incidente è avvenuto nel pomeriggio di domenica 11 ottobre, quando lo speleologo, impegnato nell’esplorazione di una cavità di recente scoperta, è stato investito da una scarica di terra e pietre, rimanendo intrappolato a circa dieci metri di profondità. L’allarme è stato lanciato intorno alle 14:30 dalla compagna che si trovava con lui, uscita dalla grotta per chiamare il Numero Unico di Emergenza 112. La centrale operativa ha quindi attivato il CNSAS, dando avvio alle operazioni di soccorso. Le prime squadre del Soccorso Alpino e Speleologico hanno raggiunto l’ingresso della cavità, valutato la situazione e iniziato a operare per mettere in sicurezza l’area interessata dal crollo.
Per tutta la notte e nel corso della giornata successiva sono proseguite le complesse operazioni di rimozione manuale dei detriti, con il coinvolgimento dei tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico e dei Vigili del Fuoco. I soccorritori hanno lavorato in uno spazio estremamente ristretto, di circa un metro e mezzo per un metro e mezzo, caratterizzato dalla presenza di materiale instabile. Le operazioni sono proseguite con la progressiva rimozione della terra e delle pietre che immobilizzavano lo speleologo, adottando particolari precauzioni per ridurre il rischio di ulteriori cedimenti e garantire la sicurezza dell'infortunato e dei soccorritori. La complessità dell’intervento ha richiesto il progressivo potenziamento del dispositivo di soccorso e l’impiego della commissione disostruzione del Soccorso Alpino e Speleologico, specializzata nelle operazioni necessarie ad aprire o rendere percorribili passaggi ostruiti.
Complessivamente hanno partecipato alle operazioni oltre 60 tecnici di soccorso speleologico, gli specialisti della commissione disostruzione e due medici del CNSAS specializzati nel soccorso in ambiente impervio, insieme al personale dei Vigili del Fuoco impegnato nelle attività di soccorso.





