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Diciotto corpi umani distesi a terra, coperti da pelli ovine e privati di ogni identità individuale. È questa l’immagine al centro di “Epidemia de su profittu”, la nuova performance dell’artista sardo Nicola Mette, in programma il 2 luglio a Ottana.
L’azione artistica affronta il tema delle epidemie animali contemporanee, dalla lingua blu alla dermatite nodulare bovina, trasformando i corpi in simbolo di fragilità collettiva e vulnerabilità sociale. "Le pelli - racconta Mette - richiamano la tradizione dei Boes e Merdules, ma ogni dimensione rituale viene sospesa. Non è una rappresentazione folklorica, ma l'immagine di una comunità che perde forma, di una vita ridotta a elemento da contenere, controllare e infine eliminare".
Secondo l’artista, la dermatite nodulare bovina rappresenta il simbolo di una crisi globale in cui virus e malattie attraversano i confini geografici, mettendo in discussione il rapporto tra uomo, animale e ambiente.
La scelta di Ottana, spiega Mette, è legata alla storia industriale del territorio e alle trasformazioni che hanno segnato il paesaggio e la comunità. "Ciò che cambia sono le forme, ma rimane una domanda centrale: quale rapporto vogliamo costruire tra sviluppo, territorio e vita?".
Il progetto proseguirà anche fuori dalla Sardegna. Ad agosto Mette porterà in Calabria fotografie e video di “Bentu Estu”, performance contro la speculazione sulle energie rinnovabili, che sarà riproposta anche nel Crotonese con il titolo “Vientu e Maistrali”.






