PHOTO
Il conflitto in Iran rischia di tradursi in un nuovo e pesante shock energetico per la Sardegna, con effetti diretti sui costi sostenuti da famiglie e imprese e con ripercussioni rilevanti sulla competitività del sistema produttivo regionale. Secondo il centro studi di Confindustria Sardegna per l'Isola i rincari rischiano di arrivare al miliardo di euro.
Lo studio quantifica i possibili effetti economici di un prolungato aumento delle quotazioni di gas e petrolio rispetto ai livelli registrati prima dell'acuirsi delle tensioni che hanno poi portato allo scoppio della guerra a fine febbraio. L'analisi prende in esame due principali canali di trasmissione dello shock: da un lato l'elettricità, il cui prezzo risente dell'andamento del gas naturale; dall'altro i carburanti per il trasporto terrestre, influenzati dalle quotazioni del Brent. In base ai consumi degli scorsi anni, vengono calcolati i potenziali aumenti dei costi energetici in tre diversi scenari, basati su incrementi rispettivamente lievi, moderati e gravi delle quotazioni internazionali del gas e del petrolio.
Secondo il report, anche in uno scenario di aumenti relativamente lievi, il maggior costo energetico annuo per la Sardegna sarebbe comunque pari a circa 270 milioni di euro all'anno. Nel secondo scenario, con aumenti moderati, l'aggravio salirebbe a circa 631 milioni di euro. Nel terzo scenario, quello più grave, l'impatto complessivo arriverebbe a sfiorare il miliardo di euro in un anno.
Sul fronte elettrico, già nello scenario di incrementi lievi l'aumento dei prezzi determinerebbe un aggravio di 51,16 milioni di euro per i consumi domestici e di 130,44 milioni per quelli non domestici, di cui 75,71 milioni riconducibili all'industria. Nello scenario più severo il rincaro stimato per l'elettricità supererebbe ampiamente il mezzo miliardo di euro, con quasi 230 milioni di maggiori costi a carico dell'industria sarda. Per quanto riguarda i trasporti, il report evidenzia che la componente più esposta è quella del gasolio, sia per il maggiore effetto di trasferimento dei rincari sia per i maggiori volumi consumati nell'isola, superiori a quelli della benzina. Il maggior costo annuo complessivo per i carburanti viene stimato in circa 89 milioni di euro nel primo scenario, 268 milioni nel secondo e 446 milioni nello scenario di maggiore gravità.
"Il messaggio che emerge con chiarezza è che la nostra regione resta fortemente esposta alle tensioni internazionali sui mercati dell'energia - afferma Andrea Porcu, direttore del centro studi di Confindustria Sardegna - La crisi attuale mostra che è necessario salvaguardare la capacità nazionale di raffinazione e di approvvigionamento dei carburanti. I rialzi del Brent non si evitano, ma una filiera più forte serve a contenere i rischi di scarsità e le strozzature che genererebbero tensioni ancora più gravi sull'economia. Per questo diventa ancora più urgente rafforzare le condizioni di sicurezza energetica, di stabilità dei costi e di competitività per le imprese sarde".








