Sono state ufficialmente sospese sabato 7 marzo 2026 le ricerche di Giuseppe Congia, l'uomo di 76 anni scomparso la mattina del 3 marzo da Iglesias. La decisione, come specifica a Sardegna Live la figlia Nicoletta "è stata presa dalla prefettura e non dalla famiglia o dai soccorritori".

 "Non sapere dove si trova un tuo caro è devastante – dice con disperazione Nicoletta -. Noi stiamo continuando a cercarlo in autonomia, ma i nostri mezzi sono certamente limitati".

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI CON L’AVVOCATO PIERSIMONI

 "Il signor Giuseppe Congia è stato dimesso dall'ospedale Sirai di Carbonia il 2 marzo 2026, dove era stato ricoverato dopo essere stato trovato dai figli nel soggiorno di casa in seguito, come ha riferito egli stesso ai familiari, all'assunzione di farmaci. Era appena uscito dalla doccia. Dopo una chiamata dall'ospedale, il figlio è andato a prenderlo". A raccontarcelo è il legale della famiglia, Luigi Piersimoni che, raggiunto telefonicamente da Sardegna Live, ha ricostruito interamente la vicenda.

 "Secondo quanto riferisce la famiglia - spiega l'avvocato - non era la prima volta che il signor Giuseppe compiva un’azione simile. Il 3 marzo, poi, è uscito la mattina presto e a mezzogiorno il figlio si è recato dai Carabinieri per denunciarne la scomparsa, facendo scattare immediatamente la macchina delle ricerche, purtroppo finora senza esito".

Giuseppe Congia, che non guidava ed era solito alzarsi presto la mattina per passeggiare, è uscito senza soldi, senza documenti e senza le medicine che prendeva quotidianamente, tra cui due pastiglie per la pressione e una cardioaspirina. Al momento della scomparsa, come tiene a specificare il legale, indossava scarponcini marroni, pantaloni neri, un maglione marrone, un giubbotto scuro e una cuffietta nera, che solitamente teneva in tasca ma indossava in base al meteo.

L'AVVOCATO: "LA FAMIGLIA DELUSA DALL'OPERATO DELL'OSPEDALE"

"La famiglia ringrazia chi ha partecipato alle ricerche, perché secondo loro è stato fatto tutto molto bene. Sperano ancora oggi di proseguirle e di poter utilizzare un elicottero, che finora non era stato impiegato. Sono stati invece usati droni, visto che la zona è impervia, e la famiglia auspica anche l’impiego di cani molecolari per cercare eventuali indumenti o tracce. Tutti i luoghi che conoscevano sono stati battuti".

 "D'altro canto - specifica l'avvocato Piersimoni - i familiari provano rabbia e delusione per l’operato dell’ospedale, da cui si aspettavano maggiore collaborazione e attenzione verso il padre, in quanto aveva segnalato loro un grave malessere. Sono quindi preoccupati per le sue sorti e non avrebbero voluto che fosse dimesso, perché non sapevano come gestire la situazione".

 "Al momento stiamo valutando insieme alla famiglia come procedere e stiamo ricostruendo i fatti accaduti per decidere le prossime azioni", conclude Piersimoni.