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Durante gli accertamenti condotti dalla Procura di Tempio Pausania a bordo del natante dove è stato trovato morto Giovanni Marchionni, sono state rilevate significative concentrazioni di monossido di carbonio provenienti da una delle batterie di alimentazione dell'imbarcazione.
I periti degli inquirenti insieme a quelli nominati dalla famiglia Marchionni e dalla proprietaria della barca hanno fatto questa scoperta durante il sopralluogo ieri sera. Durante la perizia, eseguita con i motori in funzione e l'impianto di condizionamento attivo, l'attenzione si è concentrata sulle batterie posizionate vicino alla prua della barca di 17 metri, soprattutto su una batteria destinata all'alimentazione di un'elica di prua. Questa specifica batteria ha rivelato emissioni di monossido di carbonio in concentrazioni superiori al limite consentito, sia nel vano tecnico che nella cabina in cui è stato trovato il corpo del giovane marinaio.
"Si tratta di un dato estremamente rilevante che rafforza l'ipotesi della morte per intossicazione - ha commentato il legale della famiglia Marchionni, l'avvocato Maurizio Capozzo - che se trovasse riscontro negli esami tossicologici effettuati con l'autopsia chiarirebbe definitivamente le cause di quello che abbiamo sempre definito un incidente sul lavoro".
Nelle ultime ore, gli investigatori a Napoli, su incarico della procura in Sardegna, hanno ascoltato diversi testimoni che conoscevano Giovanni Marchionni al fine di ottenere conferme sull'ipotesi che lavorasse in nero per l'armatrice di Bacoli. Questa tesi è stata subito confermata anche dalla famiglia del giovane, che ha fornito agli inquirenti una serie di elementi a supporto. Gli accertamenti dell'Inail riguardanti questo aspetto sono in corso sia a Bacoli che in Sardegna, dove un ispettore è stato inviato per condurre tutte le verifiche necessarie sulla morte di Giovanni Marchionni.
Nei prossimi giorni, un team di esperti, tra cui l'ingegnere Giuseppe Salvatore Mangano per la Procura, gli ingegneri Antonio Scamardella, Filippo Scamardella e Sebastiano Ackermann per la famiglia della vittima, e l'ingegnere Massimo Simeone per la proprietaria dell'imbarcazione, continuerà il lavoro con ulteriori indagini per determinare se le batterie analizzate siano state installate durante la costruzione dell'imbarcazione o successivamente.
I risultati della perizia e dell'autopsia dovrebbero essere depositati entro 90 giorni. Attualmente, il procedimento è ancora contro ignoti, ma non è da escludere che possano verificarsi sviluppi nei prossimi giorni.