"Le accuse della signora Nicolina Giagheddu sono destituirete di qualsiasi fondamento e gravemente lesive della propria onorabilità". Lo scrivono gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella, legali di Mario Ragnedda, padre di Emanuele, reo confesso dell'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa nella tenuta di Concaentosa la notte del 12 settembre 2025.

Ragnedda ha affidato a una nota stampa diffusa questo pomeriggio dai suoi legali la smentita riguardo l'intervista alla ex moglie, Nicolina Giagheddu, pubblicata oggi dal quotidiano "La Repubblica". "Pur nella piena consapevolezza della falsità, gravità e ferocia delle accuse - si legge nella nota dei due avvocati - il sentimento prevalente in Mario Ragnedda è quello di una profonda e infinita tristezza: la tristezza di un uomo mite che ha dedicato l'intera vita, il proprio lavoro e innumerevoli sacrifici alla propria famiglia, alla moglie e al figlio Emanuele".

I legali di Ragnedda parlano di una "descrizione fornita e di fatti raccontati, frutto di pura invenzione e di una gravissima alterazione della realtà", e replicano descrivendo un quadro opposto a quello raccontato nell'intervista dalla donna che ha accusato l'ex marito di 30 anni di violenze e vessazioni. "È la signora Giagheddu ad aver mantenuto negli anni condotte aggressive, minacciose e prevaricatrici anche di fronte a testimoni, rivolte non solo nei confronti del marito ma anche del figlio. Di fronte ad esse la reazione del signor Ragnedda è sempre stata un imbarazzato e doloroso silenzio. Non sono chiare le reali motivazioni che spingono oggi la Giagheddu a tali esternazioni: non possono escludersi tuttavia ragioni di natura economica, collegate ad ingenti somme di denaro sottratte al marito e al timore di dovute e necessarie azioni di tutela e reintegrazione patrimoniale".

I legali concludono la nota ribadendo la fiducia di Mario Ragnedda nella magistratura, e riservandosi di denunciare per calunnia e querelare per diffamazione Nicolina Giagheddu "al pari di tutti coloro che riterranno di diffondere e commentare aderendovi le falsità che la donna scrive e propala con ogni mezzo a suo carico".