Le sagome di due buchi neri in rotazione che si avvicinano fino alla collisione e lo spaziotempo che si incurva sulla Sardegna, mettendo al centro l’ex miniera di Sos Enattos, candidata a ospitare l’Einstein Telescope: saranno queste le immagini proiettate sulla cupola del Planetario di Roma per ripercorrere la storia delle onde gravitazionali e guardare alle sfide future della ricerca.

Il video, dal titolo "Einstein Telescope. Listening to the universe beyond the stars", è realizzato con il supporto di Sardegna Ricerche insieme a Infn, European Gravitational Observatory e Inaf, prodotto da Virtual Immersion in Science con Telesardegna. La proiezione in anteprima accompagnerà il confronto tra scienziati sul futuro del settore.

"Quella delle onde gravitazionali è una storia, anzi un'impresa, lunga, difficile e bellissima", afferma Antonio Zoccoli (Infn), ricordando le origini nella teoria di Einstein e i progressi tecnologici che hanno reso possibile osservare le increspature dello spaziotempo.

Roberto Ragazzoni (Inaf) sottolinea che "a dieci anni dalla prima rivelazione di onde gravitazionali, abbiamo a disposizione un nuovo cielo da esplorare", aprendo all’astronomia multimessaggera e a strumenti come Einstein Telescope e Lisa.

Per Fabio Florindo (Ingv), "la scoperta delle onde gravitazionali ha rivoluzionato il nostro modo di guardare all'universo e allo spazio circumterrestre".

Massimo Carpinelli (Ego) evidenzia che "celebrare, a dieci anni di distanza, l'annuncio della scoperta delle onde gravitazionali, significa allo stesso tempo ricordare la storia che ci ha condotto a quello straordinario successo e guardare al futuro".

Fulvio Ricci (Infn) ricorda infine che "la lunga strada che da Einstein ha portato allo sviluppo delle tecniche di rilevazione, fino attuale sforzo di ottenere risultati di fisica e di astronomia significativi, mostra che gli investimenti fatti hanno dato i loro frutti".