Con le elezioni amministrative in programma nel 2027, a Olbia il toto-sindaco è partito da un pezzo. Il primo cittadino uscente Settimo Nizzi riuscirà a beneficiare dell'attesa modifica legislativa che gli consentirà di correre per un terzo mandato consecutivo? Chi lo sfiderà? E, qualora non avesse la possibilità di ricandidarsi, chi raccoglierà la sua eredità?

Un nome ci sarebbe, e non è quello di un politico di professione. Il 30enne Dame Ngom, senegalese arrivato in Sardegna a 15 anni, intervistato da Sardegna Live sui suoi progetti futuri racconta candidamente: «Il mio sogno è troppo lungo, troppo. Vorrei anche diventare sindaco di Olbia. Quando Nizzi va in pensione vorrei andare al posto di Nizzi». Naturalmente una boutade, o forse no?

UNA MODELLO DA SEGUIRE

Quel che è certo è che oggi Dame rappresenta un modello di integrazione vincente a Olbia. Dando lavoro a oltre dieci persone con le sue due attività, una sartoria e un ristorante, è divenuto un'istituzione del centro cittadino.

Oggi che a Olbia si parla sempre più di allarme sicurezza e problema immigrazione, la storia di Dame è una di quelle che meritano di essere raccontate e condivise. Una storia di riscatto e affermazione senza alibi e al di là di ogni difficoltà.

A 15 ANNI DAL SENEGAL ALLA SARDEGNA

«Sono arrivato qua a 15 anni e ho continuato a fare il mio mestiere, il sarto – racconta Dame Ngom a Sardegna Live –. Ho preso il diploma in Senegal, qui ho frequentato il liceo artistico di Nuoro, poi ho fatto un corso regionale a Tortolì, dove ho vinto un compenso che non ho mai ricevuto».

«Così ho stretto i denti e fatto altri sacrifici lavorando e mettendo i risparmi da parte per costruire un'attività da zero. Nel 2020 ho aperto la sartoria. Poi ho realizzato il sogno di aprire un ristorante africano, AfroItalia, dove oggi lavorano senegalesi, italiani, egiziani e marocchini. Ora trasferirò il ristorante davanti alla sartoria, in un locale più bello e spazioso dove, spero, potrò dare lavoro anche a più persone».

"IN CITTÀ SERVONO PIÙ CONTROLLI"

Cosa pensa Ngom dell'emergenza sicurezza in città e del fatto che, come denunciano tanti residenti, l'immigrazione irregolare è una delle principali cause del degrado sociale a Olbia? «Io credo che vadano fatti più controlli – osserva l'imprenditore intervistato da Sardegna Live –. C'è tanta droga in giro, ma non sono solo i migranti i responsabili, ci sono anche tanti italiani e olbiesi. In ogni caso credo che chi sbaglia debba essere punito severamente».

"A OLBIA IL FUTURO È ORA"

«A Olbia ci sono tanti immigrati integrati bene. Sono un esempio perché lavorano onestamente e gestiscono imprese, più di quanti ne abbia visto altrove. Ci sono muratori, carrozzieri, sarti, addirittura commercialisti. E poi ci sono io, che ormai sono un sardo abbronzato, mi sento olbiese», commenta divertito Ngom.

«Olbia ha già un futuro aperto – prosegue –. Ci sono tanti soldi, ci sono i turisti. Bisogna capire come investire questi soldi per creare attività. Non mi piace che a Olbia molte persone lavorano tanto d'estate e d'inverno non fanno nulla, rimangono a casa o in giro. Ci sono tante persone capaci e con una buona testa che non hanno nulla da fare per buona parte dell'anno. Bisogna saper investire le risorse in maniera intelligente. Il comune può creare tante opportunità per tutte le stagioni. Se l'amministrazione mi aiutasse, ad esempio, io potrei aprire un laboratorio più grande per insegnare ai giovani il mestiere del sarto così da creare nuove professionalità. Lo faccio già in carcere a Nuchis, perché non riproporlo in città?».

"LA CUCINA È INTEGRAZIONE"

«Per venire a Olbia bisogna impegnarsi per trovare un lavoro e cercare una casa, anche se non è facile con i costi degli affitti di oggi. E soprattutto comportarsi bene, vivere in pace. Non serve altro, la gente è ospitale e se tu sei capace di integrarti ti accoglie».

«Invito tutti nel mio ristorante – conclude Dame Ngom – ad assaggiare i piatti tipici della nostra cucina (ceebu jen, mafè, tassa), anche quello è un modo per creare integrazione e sentirsi in famiglia».