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Dopo l'omicidio avvenuto in pieno centro in pieno giorno alcuni giorni fa a Olbia, la città si interroga sulle cause di un degrado sociale sempre più evidente, rispetto al quale è opportuno avviare una riflessione seria che porti a interventi e soluzioni concrete.
Le istituzioni sono chiamate ad affrontare le sfide più urgenti del presente di una città già proiettata nel futuro. Quali prospettive per i giovani? Quali punti di riferimento fornire a un'umanità spesso disorientata ed emarginata in un contesto complesso come quello olbiese?
DON TAMPONI: "RELAZIONE, PIÙ CHE INCLUSIONE"
A fornire una chiave di lettura originale e illuminante è don Antonio Tamponi. Il sacerdote calangianese, parroco della basilica di San Simplicio, è da sempre sensibile alle tematiche riguardanti il sociale e oggi osserva con apprensione le dinamiche cittadine da un punto di vista privilegiato.
«La questione è complessa – osserva don Tamponi intervistato da Sardegna Live –. Negli incontri di popoli è fondamentale l'amminstrazione della relazione. Oggi si parla tanto di inclusività, ma cosa significa essere inclusivi? Mi metto in tasca l'altro? Includere l'altro significa che ti stai facendo carico da solo di una problematica. Invece bisogna parlare di relazione, così ci facciamo carico della società in due».
"IN CITTÀ 10MILA STUDENTI, LI VOGLIAMO ASCOLTARE?"
«Sto per aprire un centro che si chiamerà Porto Sicuro – annuncia don Antonio Tamponi –. Qui ci sono 10mila studenti, li vogliamo ascoltare? Mi pare il minimo, anche perché se non ci mettiamo realmente a disposizione stiamo facendo un buco nell'acqua».
E ancora: «La città deve essere un grande pase. C'è una cosa buona del paese: l'autenticità di sentirsi creatori di futuro, sennò si è solo abitanti. Possiamo dire che a Olbia viviamo tutti in b&b, nel senso che ognuno si fa i fatti suoi. C'è un silenzio sociale spaventoso».
"I RAGAZZI SONO TRISTI"
Come si fa a trasformare una città come Olbia in comunità? «Investendo sull'ascolto sociale dei giovani – afferma il sacerdote gallurese –. Non basta il padel. Mai uno sport o una lingua sono bastati a completare la persona. In città abbiamo un'altissima percentuale di suicidi fra i giovani: facevano tutti sport. Cosa significa?».
«Impegnare il tempo non è una soluzione, il tempo va riempito – conclude don Tamponi –. Non c'è più dialogo fra le persone. L'adulto è di cattivo esempio non solo nei costumi, ma nel valore della vita, nel modo di vivere. Noi mentiamo a noi stessi. La malattia di oggi non è il cancro, è l'infelicità. La gente è infelice. I ragazzi sono tristi».




