È allarme in Sardegna dopo la fuga di tre uomini in pochi mesi. I nomi di Roberto Arzu, Pietro Antonio Tolu e Fabio Fois sono balzati agli onori delle cronache finendo al centro delle ricerche in tutta l'Isola e non solo.

TOLU, RINTRACCIATO DOPO MESI

L'orunese Pietro Antonio Tolu si è consegnato ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Nuoro la notte del 18 ottobre, nelle campagne di Marreri fra Orune e Nuoro.

L'uomo era ricercato dallo scorso 10 febbraio quando, in concomitanza con la sentenza della Corte di Cassazione che lo condannava alla pena di anni 4 e mesi 2 di reclusione e 15mila euro di multa, per reati inerenti agli stupefacenti, si era reso irreperibile.

Dichiarato formalmente latitante il 3 luglio successivo, dopo ininterrotte ricerche portate avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e da quelli della Compagnia di Bitti, che si erano estese persino all’estero, a metà ottobre si è consegnato ai militari ponendo fine alla sua fuga. Una volta preso in consegna dagli uomini dell'Arma, è stato trasferito presso la casa circondariale di Badu ‘e Carros a Nuoro.

ARZU, DROGA E L'OMBRA DI UN OMICIDIO

È latitante da settimane Roberto Arzu, il pregiudicato 59enne di Arzana datosi alla macchia dopo aver forzato il braccialetto elettronico che gli era stato applicati per monitorarne gli spostamenti nell'ambito di un'indagine per traffico di stupefacenti.

L'uomo si trovava ai domiciliari per favoreggiamento nell'ambito dell'omicidio di Beniamino Marongiu, il cui esecutore fu il fratello Sandro Arzu. Al momento della scomparsa era coinvolto in un nuovo processo, accusato di far parte di un'imponente rete responsabile del traffico di sostanze stupefacenti fornite dalle organizzazioni di Calabria e Albania. In attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione e di fronte al rischio di scontare una condanna a sei anni e mezzo di carcere, Arzu ha preferito far perdere le tracce di sé e, poche ore prima della sentenza, è fuggito.

I carabinieri del Comando provinciale di Nuoro hanno avviato ricerche a tappeto con il rafforzamento dei controlli su tutto il territorio, con particolare attenzione alle zone dell'Ogliastra, della Barbagia e ai porti e aeroporti dell'isola.

FOIS, SANGUE IN OGLIASTRA

L'ultimo fuggiasco in ordine di tempo è Fabio Fois, allevatore 62enne di Loceri residente a Girasole. Si trovava ai domiciliari da 6 anni con il braccialetto elettronico dopo essere stato condannato per l’omicidio di Fabio Longoni, allevatore di 39 anni.

Il delitto avvenne a Villagrande Strisaili, in Ogliastra, il 22 novembre 2017. La sentenza della Corte di Cassazione, arrivata nella serata del 20 ottobre, ha confermato l’ergastolo per l'uomo. Ma quando i carabinieri della Compagnia di Lanusei si sono presentati alla sua porta si sono resi conto della sua assenza.

Una fuga clamorosa, visto che i militari erano appostati da diversi giorni davanti all'abitazione di Fois e ne controllavano i movimenti in attesa dell'intervento previsto di lì a poco per trasferire il condannato in carcere. Fabio Fois, stando a quanto riferito, avrebbe manomesso il braccialetto elettronico dandosi alla macchia.

QUIRICO CARTA, MORTO IN CORSICA DOPO ANNI ALLA MACCHIA

È riuscito sfuggire alla giustizia, morendo in latitanza, il malvivente di Buddusò Quirico Carta. Il mistero della sua fuga si è risolto solo dopo 13 anni, quando nel 2021 le ceneri dell'uomo vennero ritrovate in Corsica.

Carta aveva fatto perdere le sue tracce dal 2008 dopo che, armato di pistola, entrò in un bar di Buddusò e colpì gravemente due avventori, senza riuscire a ucciderli. All’epoca aveva 47 anni ed era già noto per un omicidio commesso nel 1993, per il quale aveva scontato una lunga pena. Dopo la sparatoria del 2008 era scomparso nel nulla. Il 17 ottobre 2012 era stato condannato per il duplice tentato omicidio e il porto dell’arma clandestina a 16 anni di reclusione.

Ma Carta era riuscito a rifarsi una vita con una compagna francese che non conosceva e che lo chiamava “Antonio”. A uccidere il latitante sarebbe stato un malore improvviso nel 2018, ma solo nel 2021, a seguito di una fitta cooperazione internazionale, gli agenti francesi eseguirono una perquisizione a casa dell’ex compagna del ricercato, trovando documenti italiani falsi e dissotterrando un’urna contenente le ceneri risultate del defunto in seguito alle analisi del Dna.

ATTILIO CUBEDDU, 29 ANNI DI LATITANZA

Sono passati quasi 30 anni da quando Attilio Cubeddu si è dato alla macchia, eppure lo Stato continua a dargli la caccia instancabilmente. Tante le ipotesi emerse negli anni nel corso delle indagini: la fuga all'estero dove vivrebbe sotto mentite spoglie, la morte dell'uomo a seguito di un regolamento di conti fra bande o per problemi di salute o, ancora, una "tranquilla" latitanza non lontano da Arzana, suo paese d'origine, protetto da una serie di fidati fiancheggiatori.

Nato nel 1947, era il 1997 quando Cubeddu fece perdere le proprie tracce non facendo ritorno nel carcere di Badu 'e Carros a Nuoro, al termine di un permesso premio. Cubeddu stava scontando una condanna a 30 anni di carcere per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime. Negli anni Ottanta aveva partecipato a una serie di sequestri a scopo di estorsione in Toscana e in Emilia-Romagna. Venne riconosciuto colpevole, in particolare, dei rapimenti di Ludovica Rangoni Machiavelli, Cristina Peruzzi e Patrizia Bauer. Durante i primi anni della sua latitanza, venne ritenuto responsabile anche del sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, di cui fu custode nei lunghi mesi di prigionia.

Il nome del malvivente ogliastrino è stato inserito nell'elenco dei latitanti più ricercati d'Italia stilato dal Ministero dell'Interno, che dal 1998 ha diramato le ricerche anche in campo internazionale. Se oggi fosse vivo, Cubeddu avrebbe 78 anni.