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Il rallentamento demografico in Sardegna starebbe avendo un impatto notevole sull'economia dell'Isola, come sottolineato da Confindustria, che calcola che circa un miliardo e mezzo di euro di capacità produttiva rimanga inutilizzata. In aggiunta, le questioni legate all'energia e alle infrastrutture costituiscono sfide cruciali: ogni minuto aggiuntivo di tempo di percorrenza medio si traduce in una perdita annua di reddito stimata tra i 70 e gli 85 milioni di euro.
Questi sono solo alcuni dei dati messi in luce nell'analisi condotta dal Centro Studi di Confindustria Sardegna, presentata nel rapporto "La Sardegna in dodici mesi: vincoli strutturali, capacità produttiva e nuove direzioni di sviluppo". Nel 2025, la regione ha visto una crescita dello 0,7% del prodotto interno lordo e dell'1% dell'occupazione, spinti principalmente dagli investimenti pubblici, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dai servizi e dal settore turistico. Tuttavia, il tasso di occupazione rimane al 58,2%, al di sotto del 62,5% della media nazionale. Nello stesso anno, le esportazioni hanno subito una contrazione dell'11,4%, con un ulteriore calo del 21,1% nel primo trimestre del 2026.
"Lo studio - afferma Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna - racconta un'unica difficoltà di sistema della Sardegna: quella che ci impedisce di trasformare risorse disperse in capacità economica collettiva. Siamo ancora vincolati dall'insularità, mentre altre regioni ne hanno fatto una opportunità". Nel 2025 la fecondità è scesa a 0,85 figli per donna, il valore più basso tra le regioni italiane.
Solo il 23,7% dei sardi tra i 25 e i 49 anni ha conseguito un titolo universitario, in contrasto con la media nazionale del 28%. Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024, le imprese giovanili registrate in Sardegna sono diminuite del 26,6%. Alla fine del 2024, la ricchezza netta delle famiglie sarde si attestava intorno ai 251 miliardi di euro, ma le attività finanziarie per residente erano appena superiori ai 53.000 euro, a differenza della media nazionale che supera i 100.000 euro.
Confindustria Sardegna ha identificato sei priorità cruciali in base alle analisi condotte dal Centro Studi: ridurre i costi del trasporto per merci e persone; diversificare in modo continuativo l'export; trattenere e attrarre capitale umano; favorire la crescita e il consolidamento delle attività imprenditoriali giovanili; incentivare il risparmio verso investimenti produttivi tramite strumenti sicuri e trasparenti; considerare l'impatto demografico di tutte le politiche pubbliche. Il Centro Studi di Confindustria Sardegna sottolinea che i risultati dovranno essere valutati in base a parametri quali prezzi, tempi, affidabilità, maggiore capitalizzazione delle aziende e maggior accessibilità territoriale.





