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Accordo raggiunto tra Governo e autotrasportatori, con la revoca del fermo nazionale dei Tir previsto dal 24 al 29 maggio. Nell’incontro con l’Esecutivo, avvenuto ieri venerdì 22 maggio, è stato presentato un pacchetto di misure per alleggerire i costi del settore, in un contesto segnato da forti rincari energetici che continuano a pesare su imprese e trasporti.
Secondo la Cgia, "nelle prime settimane di crisi il caro gasolio ha generato un extracosto per l’autotrasporto pari a 2,1 miliardi di euro". Il prezzo del diesel è passato da 1,676 a 1,986 euro al litro (+18,5%), nonostante il taglio delle accise. Tra le regioni più colpite figurano Lombardia, Campania e Sicilia, con impatti rilevanti anche in Sardegna.
Il settore conta in Italia circa 741.500 mezzi pesanti e mostra una forte concentrazione nel Mezzogiorno. La Sardegna, oltre a registrare costi logistici più alti per la condizione di insularità, risulta tra i territori più fragili anche per la struttura delle imprese.
La crisi dei costi energetici e dei carburanti incide in modo diretto sul sistema produttivo isolano, già penalizzato da trasporti più onerosi e margini ridotti. Le micro e piccole imprese sarde risultano tra le più esposte agli shock energetici, in particolare nei settori dell’artigianato, dei trasporti e dei servizi alla persona.
Secondo le analisi Cna, l’aumento del gasolio può generare extra costi fino a oltre 10.500 euro annui per le imprese più attive sul fronte della mobilità. Un impatto che, in Sardegna, si somma ai maggiori costi strutturali legati alla distanza dai mercati e alla dipendenza energetica.
Il presidente Cna Sardegna sottolinea l’impatto diretto del contesto internazionale sul tessuto produttivo locale: “Il conflitto in Medio Oriente non è una crisi lontana: entra direttamente nei bilanci delle nostre imprese artigiane, dalla manutenzione della caldaia alla consegna del pane, dall’assistenza tecnica ai piccoli cantieri. Per un artigiano sardo, che già paga il carburante più di un collega continentale a causa dell’insularità, ogni rincaro internazionale si traduce in una doppia penalizzazione. Non possiamo accettare che il lavoro quotidiano di migliaia di imprese diventi insostenibile per colpa di tensioni geopolitiche su cui non hanno alcun controllo”.
E ancora, viene richiesto un intervento strutturale: “Chiediamo con forza misure immediate da parte del Governo nazionale e della Regione Sardegna. Sul piano nazionale, serve un intervento strutturale sul costo dei carburanti per le imprese, con attenzione specifica alle micro e piccole imprese che non possono ottimizzare la logistica come fanno i grandi gruppi. Sul piano regionale, il tema dell’insularità energetica deve tornare al centro dell’agenda: la Sardegna non può continuare a pagare un prezzo aggiuntivo per ogni crisi internazionale. È il momento di trasformare la transizione energetica in una leva concreta per ridurre la dipendenza e abbattere i costi strutturali delle nostre imprese”.
A livello nazionale, la CNA stima un impatto complessivo tra 3 e 4 miliardi di euro annui per micro e piccole imprese, con effetti diffusi su artigiani, NCC, taxi, impiantisti e attività di servizio.
Ulteriori rincari arrivano anche dal fronte energia: secondo Confesercenti, il terziario rischia un aggravio di circa 3 miliardi di euro annui rispetto al periodo pre-Covid, con bollette aumentate fino al 40% rispetto al 2019.
Il presidente nazionale di Confesercenti evidenzia: “Da quattro anni, complici i conflitti che si sono susseguiti, i prezzi dell’energia restano stabilmente più alti rispetto al 2019: dopo i picchi del 2023 c’è stato un parziale rientro, ma le bollette si sono assestate su livelli intorno al 40% sopra quelli pre-Covid, per le famiglie come per le imprese. È questo a rendere ancora più necessaria una correzione strutturale - afferma il presidente nazionale di Confesercenti, Nico Gronchi -. Per un ristorante o un piccolo albergo questi rincari valgono migliaia di euro in più all’anno, su attività che hanno già i margini compressi da inflazione, affitti e costo del lavoro”.
E aggiunge: “Il problema è strutturale e chiede strumenti permanenti: ridurre in modo stabile la componente fiscale e gli oneri che gravano su gas ed elettricità è la leva più immediata per dare respiro alle imprese, senza attendere i tempi della transizione”.
Per la Sardegna, il nodo centrale resta quello dell’insularità energetica, che amplifica ogni shock dei prezzi internazionali. Trasporti, logistica e approvvigionamenti restano "più costosi rispetto alla media nazionale", con effetti diretti sulla competitività delle imprese locali.
Le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti sia sul fronte nazionale sia regionale, con misure su accise, credito d’imposta, liquidità e accelerazione della transizione energetica, per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.








