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La Procura di Cagliari ha chiuso le indagini su un presunto caso di stalking di gruppo. Tra gli indagati figura anche la criminologa Roberta Bruzzone.
A riportarlo è il quotidiano La Repubblica, secondo cui l’avviso di conclusione delle indagini è stato firmato dal pubblico ministero Gilberto Ganassi e trasmesso a Roma per competenza, insieme alle trascrizioni di chat tra gli indagati.
L’inchiesta riguarda presunti comportamenti ai danni della psicologa forense Elisabetta Sionis e della figlia minorenne. Sempre secondo quanto riportato da La Repubblica, la presunta campagna persecutoria sarebbe durata almeno tre anni e si sarebbe articolata in “allusioni sessuali”, “fotomontaggi del viso della persona offesa” e “frasi avente carattere minaccioso e vessatorio”.
Gli inquirenti, scrive il quotidiano, ipotizzano l’esistenza di un coordinamento attraverso chat di gruppo sui social, nelle quali sarebbero documentati accordi precedenti agli attacchi.
La vicenda affonderebbe le radici nel 2017, nel contesto del procedimento legato alla morte di Manuel Piredda e alle gravi ustioni riportate dalla moglie Valentina Pitzalis.
Nel corso degli anni si sono susseguite querele e controquerele. Tra gli elementi richiamati da La Repubblica, anche l’archiviazione, lo scorso 23 giugno, di una querela presentata da Roberta Bruzzone nei confronti di Elisabetta Sionis, e la condanna in primo grado a due anni nei confronti di Lucio Lipari, in un procedimento distinto.
L’inchiesta è ora nella fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari. Le posizioni degli indagati restano al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come previsto dall’ordinamento, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
La criminologa Bruzzone: "Chi mi accusa è indagata a sua volta"
"Respingo totalmente le accuse, la persona cui attualmente si fa riferimento è indagata dalla procura di Roma per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni". Lo ha detto all'ANSA la criminologa Roberta Bruzzone.
La criminologa ha ricostruito sulla sua pagina Facebook la vicenda che la vede ora indagata con un lungo post con gli hashtag #OltreIFatti #Verità #StopFake #Giustizia #CasoPitzalis.
"Tutto nasce da qui - ha scritto a proposito del caso Pitzalis -. Da un caso reale. Da una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio. Da una vittima che, invece di essere tutelata, è stata travolta da accuse gravissime e totalmente infondate. Accuse contenute nero su bianco in una consulenza tecnica firmata da Elisabetta Sionis. E qui il punto non è l'opinione. Il punto sono i contenuti".
"Prima ipotesi - ha detto ancora -: Valentina Pitzalis avrebbe sparato a Manuel Piredda. Addirittura con 'bossoli' sulla scena. Mai esistiti. Seconda ipotesi: ferite da corpo contundente. Anche qui: nessun riscontro. Terza ipotesi, e qui entriamo nel surreale: una 'lesione figurata' sulla caviglia di Manuel Piredda. Traduzione: Valentina, dopo averlo ucciso, avrebbe marchiato il corpo con una scritta. E non solo: in una fotografia, Sionis sostiene di vedere addirittura le lettere e il numero 17. Peccato che: anche questo è stato totalmente smentito. Sulla caviglia non c'era alcuna lesione. L'autopsia l'ha smentita clamorosamente".







