Le foreste e le campagne del sud dell'Isola tornano a respirare grazie alla massiccia operazione antibracconaggio denominata "Ali Libere". Nelle scorse settimane, i Carabinieri Forestali del Nucleo CITES di Cagliari, supportati dagli specialisti del SOARDA e dai comandi territoriali, hanno passato al setaccio le province di Cagliari, Oristano e il Sud Sardegna per contrastare la cattura illegale di avifauna migratoria e ungulati. L'intervento ha portato al deferimento a piede libero di quindici cittadini italiani, accusati a vario titolo di reati che vanno dal furto venatorio alla ricettazione di specie protette.

Il bilancio dell'attività descrive un quadro di prelievo illecito sistematico e spietato. Nella provincia di Cagliari, due persone sono state sorprese senza licenza mentre piazzavano lacci metallici per la cattura di cervi e cinghiali, rischiando ora fino a tre anni di reclusione. Nel Sud Sardegna, altri due bracconieri sono stati colti in flagrante mentre utilizzavano micidiali trappole a molla in pieno periodo di divieto generale di caccia. Ancora più pesante la posizione di cinque soggetti accusati di ricettazione: trovati in possesso di numerosi esemplari di specie protette di provenienza illecita, rischiano oggi condanne che arrivano fino a otto anni di reclusione.

Oltre alle denunce, l'operazione ha permesso di bonificare vasti tratti di macchia mediterranea. Con l'aiuto dei volontari, i militari hanno rimosso trenta trappole aeree e diverse gabbie attive, all'interno delle quali erano purtroppo già finiti pettirossi e tordi ormai privi di vita. Il raggio d'azione dell'indagine ha toccato anche il mercato dell'incauto acquisto, portando alla denuncia di tre persone tra Cagliari e Oristano che avevano comprato illegalmente uccelli selvatici.

Il momento più significativo dell'operazione ha riguardato il salvataggio di 131 esemplari vivi tra cardellini, verdoni, lucherini e rare calandre, specie quest'ultima a forte rischio estinzione. Gli uccelli, che sul mercato nero avrebbero fruttato circa 26 mila euro, sono stati affidati al Centro di Recupero di Monastir gestito dall’Agenzia Forestas. Dopo le cure riabilitative, i piccoli migratori sono stati reimmessi in libertà, restituendo biodiversità a un territorio che il Piano Nazionale d'Azione indica tristemente come uno dei sette "Black spot" del bracconaggio italiano. I Carabinieri Forestali hanno ricordato come queste pratiche illegali non siano solo reati, ma ferite profonde a ecosistemi fragili dove ogni specie svolge un ruolo vitale per la conservazione dell'habitat.