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"Criticità organizzative, carenze di sicurezza e condizioni operative definite non più sostenibili": Torna a far discutere la gestione dell’Hotspot di Monastir, con il Segretario Generale Nazionale di ANIP Italia Sicura, Flavio Tuzi, che interviene con una lunga e dura nota in cui denuncia una situazione che sarebbe il risultato di "una gestione inefficace sin dalla trasformazione della struttura".
"A metà giugno la struttura di Monastir è stata ufficialmente trasformata in Hotspot - Centro di Prima Accoglienza (CPA) per migranti. Un cambiamento che, sulla carta, rappresentava un 'semplice' passaggio amministrativo ma che, nella realtà, si è tradotto in un grave fallimento organizzativo, con pesanti ripercussioni sulle Forze dell’Ordine e sulla sicurezza del territorio", afferma Tuzi.
Il quadro descritto dal sindacato è quello di una "gestione frammentata e priva di coordinamento", "Le numerose segnalazioni raccolte dal personale impegnato quotidianamente nella struttura delineano un quadro estremamente preoccupante: totale assenza di coordinamento tra i soggetti coinvolti nella gestione, mancanza di direttive operative chiare e operatori costretti a sostenere turni estenuanti per colmare le lacune di un’organizzazione improvvisata e inefficiente", prosegue la nota di Tuzi.
"La struttura ospita anche il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) e l’area destinata alla permanenza temporanea dei richiedenti protezione internazionale, per un totale stimato tra le 500 e le 600 persone - spiega il segretario -. Nonostante questi numeri, le misure di sicurezza risultano gravemente insufficienti".
Uno dei punti più critici segnalati riguarda la gestione dei controlli agli accessi, "Le guardie giurate incaricate del controllo degli accessi terminano il servizio alle ore 17.00. Da quel momento il centro, di fatto, rimane privo di un adeguato presidio: ingressi e uscite avvengono senza controlli efficaci, trasformando la struttura in una vera e propria 'zona franca'".
Tuzi segnala anche "condizioni strutturali ritenute inadeguate", "Anche le barriere perimetrali si dimostrano del tutto inadeguate - spiega -. La vegetazione non viene nemmeno mantenuta, riducendo ulteriormente la visibilità e favorendo l’allontanamento delle persone ospitate. Emblematico quanto accaduto nella giornata di ieri, quando un gruppo di migranti “appena” sbarcati si è allontanato dalla struttura, facendo perdere completamente le proprie tracce".
La posizione del sindacato è particolarmente critica anche sul piano della gestione complessiva delle risorse, "Una situazione - spiega Tuzi - che rappresenta non solo un evidente spreco di risorse pubbliche, ma anche il fallimento di un modello gestionale incapace di garantire gli standard minimi di sicurezza e
operatività".
Nel comunicato viene annunciato anche un possibile dossier da trasmettere alle autorità competenti, "Per questo motivo stiamo predisponendo un dettagliato dossier fotografico e documentale che sarà trasmesso al Ministero dell’Interno e alle competenti autorità locali, affinché vengano accertate le responsabilità e adottati interventi immediati".
Non manca un richiamo diretto alle istituzioni e al clima sul territorio, "Le istituzioni -prosegue la nota di Tuzi - non possono continuare a ignorare una situazione ormai fuori controllo. La tutela della sicurezza riguarda certamente gli operatori delle Forze dell’Ordine, ma coinvolge direttamente anche i cittadini di Monastir, che denunciano un crescente clima di insicurezza e il susseguirsi di episodi di furti e altri reati".
Il sindacato contesta anche l’efficacia delle misure adottate dalla Questura, "L’estensione del turno di servizio di vigilanza deciso dalla Questura di Cagliari con orario H24 non risolve il problema se il presidio rimane limitato alla mera sorveglianza passiva delle strutture. Nel frattempo, il nuovo Hotspot risulta ormai svuotato dei migranti inizialmente accolti e anche il territorio continua a subire le conseguenze di una gestione inefficace da parte della Questura di Cagliari".
Il comunicato si chiude con un appello netto a un cambio di approccio, "Occorre cambiare radicalmente l’approccio alla sicurezza. Non basta presidiare gli edifici con appena 12 unità delle forze dell’ordine a fronte di oltre 500 persone presenti nei centri: serve una sicurezza dinamica, preventiva ed efficace, capace di tutelare contemporaneamente gli operatori, le Forze dell’Ordine e soprattutto i cittadini".
E ancora: "Non è più il tempo delle improvvisazioni appena accade qualcosa, come ieri, è il momento che la
Questura di Cagliari assuma decisioni rapide e concrete, prima che una situazione già fortemente
critica diventi definitivamente irreparabile", conclude la nota del Segretario Generale Nazionale di ANIP Italia Sicura, Flavio Tuzi.






