Isl Fp, Fp Cgil e Fials proclamano lo stato di agitazione del personale dell’Arnas Brotzu e puntano il dito contro la gestione dell’attuale direzione generale, denunciando «il grave deterioramento del rapporto tra la direzione generale e le rappresentanze dei lavoratori».

In una nota, i segretari territoriali Alessandro Floris, Carlo Marras e Giampaolo Cugliara ricostruiscono il confronto degli ultimi mesi e accusano la direzione di non aver prodotto quel cambio di passo che, secondo le organizzazioni sindacali, era stato inizialmente atteso.

"All'avvio del mandato dell'attuale direzione abbiamo responsabilmente concesso il tempo necessario per conoscere una realtà complessa, affrontare le questioni pregresse e costruire un modello di relazioni stabile, corretto e partecipato - scrivono in una nota i segretari territoriali Alessandro Floris, Carlo Marras e Giampaolo Cugliara - In questi mesi abbiamo garantito costante presenza ai tavoli, formulato proposte di merito, inviato note puntuali e segnalato criticità operative, confidando nella reale volontà di imprimere un cambio di passo. Quel cambio di passo non si è mai concretizzato. Il tavolo di contrattazione integrativa aziendale è di fatto paralizzato dal mese di maggio 2025. La mancata definizione dell'accordo sui differenziali economici di professionalità (DEP) ha causato la perdita dell'annualità 2025 per il personale avente diritto, traducendosi in un danno economico diretto. Gli istituti contrattuali hanno valore solo quando si trasformano in tutele effettive e risorse concrete: la qualità delle relazioni sindacali si misura dagli accordi sottoscritti, dai diritti esigibili e dal miglioramento tangibile delle condizioni di lavoro e retributive. Su questi parametri oggettivi, il bilancio dell'attuale gestione è del tutto fallimentare".

Nel mirino delle sigle finiscono anche quelle che definiscono limitazioni delle prerogative sindacali e dei diritti del personale, oltre alla distanza tra la comunicazione pubblica della direzione e le condizioni quotidiane nei reparti.

"A ciò si aggiungono i reiterati tentativi di comprimere prerogative e diritti già sanciti dalle norme e dai Contratti Collettivi Nazionali, alimentando un clima di scontro e frustrazione - denunciano nella nota - A fronte di questa inerzia, abbiamo assistito a una costante narrazione mediatica orientata a rivendicare successi, rilancio dei servizi e nuove assunzioni. Tuttavia, il racconto non può sostituire la realtà dei fatti. Gli interventi strutturali, come la nuova Piastra del San Michele e le quattro sale operatorie del Businco, sono opere finanziate, deliberate e programmate ben prima dell'insediamento dell'attuale Direzione, lo stesso leggasi per le procedure concorsuali e i fabbisogni annunciati non equivalgono alla presenza effettiva di operatori nei reparti. Il fabbisogno reale si misura sulla copertura dei turni, sul recupero dei riposi e sulla riduzione dei carichi di lavoro. Nel frattempo, il malessere organizzativo e la demotivazione tra medici, infermieri, professionisti sanitari, Oss, tecnici e amministrativi hanno raggiunto livelli insostenibili. Si registra una costante fuga di personale verso altre realtà sanitarie tramite mobilità o dimissioni".

Secondo Isl Fp, Fp Cgil e Fials, dunque, il problema non riguarda soltanto il mancato raggiungimento di alcuni accordi, ma un quadro più ampio che coinvolgerebbe organizzazione del lavoro, condizioni del personale e relazioni sindacali. La proclamazione dello stato di agitazione rappresenta ora il passo formale con cui le organizzazioni intendono portare la vertenza all’attenzione della direzione e delle istituzioni.