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La sera del 27 agosto 1979, nella loro dimora della tenuta dell’Agnata, vicino a Tempio Pausania, Fabrizio De André e Dori Ghezzi furono vittime di un drammatico rapimento a opera dell’Anonima sequestri. Sono passati 46 anni da quella drammatica notte che sconvolse l'opinione pubblica italiana e segnò indelebilmente la vita dei due artisti, ispirando al contempo alcuni dei più grandi capolavori musicali del cantautore genovese.
DE ANDRÉ IN SARDEGNA
Fabrizio De André visitò per la prima volta la Sardegna nell'estate del 1968, trascorrendo un periodo a Portobello di Gallura, borgo ancora distante dalla mondanità e dal turismo di massa che in quegli anni iniziavano a interessare inesorabilmente il nordest dell'Isola. Per Faber fu un'esperienza significativa, nel 1976 lasciò Genova, sua città d'origine, per trasferirsi quasi in pianta stabile in Gallura assieme alla compagna Dori Ghezzi.
L'artista individuò un'area nelle campagne di Tempio Pausania, dove acquistò 51 ettari di terreno divisi in tre appezzamenti distinti: Donna Maria, alle pendici del Monte Limbara, L'Agnata e Tanca Manna.
Negli anni trascorsi in Sardegna, il cantante ligure sviluppò una forte passione per l'agricoltura e l'allevamento, mettendo in secondo piano l'attività musicale. All'Agnata la coppia ristrutturò un vecchio stazzo circondato da un boschetto di lecci e querce. La struttura divenne una fattoria, dove, a partire dal 1994, all'attività agro-pastorale si affiancò quella di agriturismo.
IL SEQUESTRO
La notte del 27 agosto 1979 i due si trovavano nella proprietà di famiglia. Dopo aver trascorso la giornata in compagnia di amici e parenti – e dopo che la loro bambina, Luvi, era andata via coi nonni per trascorrere alcuni giorni al mare – Dori sentì dei passi al piano superiore. Avvicinatasi al ballatoio, fu sopraffatta da due uomini con volto coperto, mentre un terzo puntava un fucile contro Fabrizio. Costretti a indossare scarpe chiuse, i due furono trasportati via a bordo della loro stessa Citroën Dyane 6.
Dopo un viaggio in notturna e diverse ore di marcia forzata, i malviventi e gli ostaggi raggiunsero il loro primo nascondiglio. La coppia sarebbe rimasta prigioniera per quattro lunghi mesi.
LA PRIGIONIA E LA LIBERAZIONE
Dall’agosto al dicembre 1979, i due furono tenuti in condizioni estremamente dure, spesso bendati, nutriti con pane, formaggio, salsicce e cibo in scatola. De André e Ghezzi venivano accuditi con un fornello da campo per scaldare i pasti nei rigidi freddi montani.
"Quando è iniziata la stagione fredda – raccontò Dori – ci hanno dotato di una piccola tenda per ripararci dalle intemperie. Abbiamo sostato in quel luogo fino alla interruzione delle trattative condotte dai secondi emissari. Le informazioni che ci davano erano che il padre di Fabrizio non volesse pagare il riscatto. Ci proponevano di liberare Fabrizio per pagare il mio riscatto o, viceversa, di liberare me affinché Fabrizio convincesse il padre a pagare la mia liberazione. Alla supplica di Fabrizio di alleviarci dalla torture delle bende i banditi acconsentirono, legandoci però con delle catene perché non scappassimo".
E Fabrizio: "Ci sono stati giorni che pensavamo di non riuscire a sopravvivere a quelle condizioni estreme. Conservai il tappo di una scatoletta, non si sa mai che avessi potuto usarlo qualora le forze non mi avessero sorretto".
Il riscatto, stabilito intorno ai 550 milioni di lire, fu in gran parte versato dal padre di Fabrizio, Giuseppe De André. Dopo lunghe e complesse trattative, Dori fu liberata il 20 dicembre, mentre Fabrizio venne rilasciato il giorno successivo.
L'ELABORAZIONE ARTISTICA DEL TRAUMA
Per il sequestro vennero processate dieci persone fra basisti, esecutori, carcerieri e vivandieri. Le condanne più pesanti furono a 26 anni di carcere.
Il rapimento segnò profondamente la produzione artistica di De André. Da questa dolorosa esperienza nacque il brano Hotel Supramonte, contenuto nell'album "L'indiano" del 1981. Si tratta di una delle sue composizioni più intime ed emblematiche, che parla in modo poetico e metaforico della sua esperienza di prigionia, la dignità nel dolore, la condivisione del dramma con la donna amata, la compassione. Il titolo della canzone riprende una formula giornalistica con cui ci si riferiva ai nascondigli delle vittime dell'Anonima Sequestri.
IL PERDONO
Nel corso del processo che seguì gli arresti, De André si costituì parte civile solo contro i capi della banda che aveva fatto irruzione all'Agnata, escludendo invece i gregari. Anche su invito della famiglia, promosse persino una richiesta di grazia, a testimonianza di una sensibilità sorprendente verso esseri umani coinvolti in un reato così atroce.