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L'inasprimento delle pene può rassicurare l'opinione pubblica, ma non rappresenta una risposta efficace alla violenza giovanile. Ne è convinto Claudio Cottatellucci, presidente dell'Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia, che, dopo quanto avvenuto nelle piazze italiane, critica la linea seguita negli ultimi anni.
«La strada dell'inasprimento delle pene potrà anche incontrare il consenso dell'opinione pubblica, perché svolge una funzione rassicurante, ma è fallimentare e assolutamente inefficace. Negli ultimi anni non si è fatto altro che inasprire le pene e allungare i termini delle misure cautelari».
Una politica che, secondo Cottatellucci, ha contribuito al sovraffollamento degli istituti penali minorili. «Abbiamo assistito a un allungamento dei tempi delle procedure periodi della custodia cautelare, con il risultato che l'80 per cento dei ragazzi attualmente detenuto non lo è in base ad una sentenza definitiva. È una proporzione completamente rovesciata rispetto a quella che si registra per i maggiorenni».
Per il presidente, «non si è ottenuto alcun risultato» e occorre interrogarsi sul fallimento di questo approccio. Tra i rischi c'è anche la riapertura del dibattito sull'abbassamento dell'età dell'imputabilità. «Non essere imputabili non significa essere impuniti», sottolinea, ricordando che il Tribunale per i minorenni può intervenire anche per fatti commessi da chi non ha ancora compiuto 14 anni.
«Sta passando l'idea che questi ragazzi debbano essere trattati come adulti. Ma la violenza non li rende più adulti: non possiamo considerarli automaticamente come giovani adulti».






