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La scure di Trump si abbatte sui colloqui tra Stati Uniti e Iran. Da Camp David il presidente ha gelato Teheran proprio mentre la delegazione iraniana era già seduta al tavolo con il vicepresidente Vance, arrivato a Bürgenstock per aprire la fase due dei negoziati.
“Se non fermate Hezbollah in Libano e non aprite Hormuz , non avrete più un Paese dove tornare”, ha minacciato il tycoon. Una dichiarazione che ha immediatamente fatto esplodere la tensione diplomatica.
La replica di Teheran è arrivata senza esitazioni: “Stia attento a quello che dice, il nostro esercito è pronto a rispondere”, ha affermato il capo negoziatore Mohammed Bagher Ghalibaf, prima di lasciare con la sua delegazione il tavolo delle trattative. Il vicepresidente americano Vance, poco prima, aveva invece mostrato ottimismo: “Abbiamo fatto progressi”.
Nel frattempo, la situazione sul terreno resta incandescente. Raid ucraini hanno colpito la Crimea occupata, causando cinque morti. In diverse aree della penisola si registrano blackout e la sospensione della distribuzione di carburante alle auto private.
Sul fronte politico interno americano, arriva un nuovo attacco di Trump alla premier italiana Giorgia Meloni. “Meloni e l’Italia non ci sono stati a difenderci, non va bene. Dopo miliardi spesi non hanno preso parte all’azione in Iran”, avrebbe dichiarato il presidente.
Da Palazzo Chigi nessuna replica diretta, in linea con la strategia del silenzio adottata dopo le prime risposte ufficiali. Ieri, domenica 21 giugno la premier si era recata all’adunata degli Alpini a Gemona, in Friuli, dove aveva dichiarato: “Avevo bisogno di un po’ di sano orgoglio nazionale”.
Successivamente, la presidente del Consiglio avrebbe indicato ai ministri la linea da seguire, invitandoli a partecipare al ricevimento a Villa Taverna per l’Independence Day, anche in chiave di opportunità diplomatica e fotografica, con l’obiettivo di mantenere saldo il rapporto con gli Stati Uniti.







