I corpi senza vita di una donna di 39 anni e del suo bambino, che non aveva ancora compiuto un anno, sono stati ripescati dalle acque gelide di un bacino di laminazione in via Perarolo, al confine tra i comuni di Canda e Castelguglielmo, in provincia di Rovigo. Una scoperta agghiacciante fatta da un passante, che ha notato le due sagome affiorare a poca distanza l'una dall'altra nello specchio d'acqua profondo circa due metri.

L'allarme è scattato immediatamente, mobilitando un imponente dispiegamento di mezzi: sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Rovigo, supportati dai sommozzatori del nucleo regionale e dall'elicottero del reparto volo di Bologna. Nonostante la rapidità dei soccorsi e i disperati tentativi di rianimazione effettuati dal personale del Suem 118, per la madre e il piccolo non c’è stato nulla da fare. Il medico legale ha potuto solo constatarne il decesso.

I Carabinieri della Compagnia di Castelmassa lavorano senza sosta per ricostruire le ultime ore delle vittime. Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di cittadini di nazionalità cinese residenti in zona con i nonni del piccolo.

Sebbene l’autopsia dovrà confermare le cause esatte della morte, i primi rilievi sui corpi non hanno evidenziato segni di violenza o lotta, elemento che sposta il peso delle indagini verso l'ipotesi di un drammatico gesto volontario, senza tuttavia escludere del tutto la pista di un tragico incidente.