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A dodici anni, il mondo di solito profuma di videogiochi nuovi, vestiti alla moda o regali da scartare. Per Orlando, invece, il soffio sulle dodici candeline ha avuto il profumo della solidarietà e il calore di una carezza che non finisce mai. Lo scorso dicembre, questo ragazzo di Empoli ha scelto di trasformare la sua festa di compleanno in un ponte d'amore verso il reparto di Neonatologia dell'ospedale San Giuseppe della propria città.
Niente pacchetti per sé, niente desideri personali. Orlando ha chiesto ad amici e parenti un dono diverso: un contributo per acquistare due "guanti care", dispositivi speciali che arrivano dagli Stati Uniti e che portano il nome di Zaky.
L’ispirazione non è nata dal nulla. C’è un filo invisibile che lega Orlando a quel reparto: sua nonna. Per anni, lei ha lavorato tra quelle culle termostatiche, portando a casa storie di fragilità, di genitori che soffrono il distacco dai loro piccoli nati prematuri, di respiri sospesi e mani che vorrebbero stringere ma possono solo sfiorare. Orlando ha ascoltato quelle storie e ha deciso che il suo compleanno sarebbe diventato il compleanno di qualcun altro. Grazie alla generosità dei suoi compagni di classe e della sua famiglia, quei guanti sono diventati realtà.
Ma cosa sono esattamente questi guanti? Immaginate un oggetto capace di trattenere l'odore della pelle di una madre o il calore di un padre. I guanti Zaky sono pensati per la "Kangaroo Care": vengono indossati dai genitori e poi adagiati accanto ai neonati nelle incubatrici. Per un bambino prematuro, sentire quell’odore e quel peso delicato significa sentirsi ancora protetto, come se fosse nel grembo materno. Guanti che aiutano a mantenere un legame sensoriale e affettivo con i genitori.
Nei giorni scorsi, Orlando è tornato in ospedale, stavolta per consegnare il frutto della sua rinuncia. Accompagnato dalla mamma, dalla sorellina e dalla nonna "ispiratrice", è stato accolto dai sorrisi commossi dei medici e della direttrice del presidio, Francesca Bellini.
"È un gesto che ha un valore doppio", ha detto proprio Francesca Bellini. "Da una parte il contributo concreto al reparto, dall'altra il messaggio che porta con sé. Anche piccoli strumenti possono fare la differenza nel percorso di cura".
Orlando non ha scartato regali quest'anno. Ha fatto qualcosa di molto più grande: ha regalato un respiro più sereno a chi ha appena iniziato a lottare per la vita.






