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Il Senato ha definitivamente approvato il decreto bollette, che diventa legge in seconda lettura senza subire variazioni rispetto alla versione licenziata dalla Camera. Il provvedimento ha ottenuto il via libera con 102 voti favorevoli, 64 contrari e due astensioni, venendo blindato dalla questione di fiducia posta dal Governo. L'intervento mobilita circa cinque miliardi di euro con l'intento prioritario di mitigare l'impatto dei rincari energetici su famiglie e imprese attraverso diverse linee d'azione.
Sul fronte del sostegno diretto ai cittadini, il testo introduce un contributo di 115 euro sulla bolletta elettrica destinato ai beneficiari del bonus sociale. A questo si aggiunge un bonus volontario erogato dalle aziende venditrici per chi possiede un Isee inferiore ai 25mila euro e l'estensione del diritto alla compensazione per il teleriscaldamento. Parallelamente, la legge interviene a tutela dei consumatori vietando le sollecitazioni commerciali telefoniche e l'invio di messaggi promozionali, imponendo al contempo maggiore trasparenza alle aziende energetiche, che dovranno comunicare periodicamente i propri margini di profitto all’Arera.
Per quanto riguarda il comparto energetico e industriale, il decreto modifica la gestione degli impianti fotovoltaici sopra i 20 kW, offrendo la possibilità di ridurre i premi nel biennio 2026-2027 in cambio di una proroga degli incentivi per sei mesi. Vengono inoltre promossi i contratti a lungo termine per le rinnovabili e sostenuti i settori di biogas, biomasse e bioliquidi. Una variazione significativa riguarda la decarbonizzazione: lo spegnimento delle centrali a carbone slitta ufficialmente dal 2025 al 2038, superando le scadenze precedentemente fissate per l'area continentale e la Sardegna.
La copertura finanziaria della manovra poggia in parte sulla vendita del gas stoccato nel 2022 da parte di GSE e Snam, i cui proventi alleggeriranno gli oneri delle imprese energivore. Un ulteriore pilastro economico è rappresentato dall'inasprimento fiscale per le società del settore energetico, per le quali l'aliquota Irap salirà dal 3,9% al 5,9% per gli anni 2026 e 2027. Infine, per semplificare il mercato, è stato definito un accordo quadro volto a rendere più lineari e comprensibili le procedure per il cambio di fornitore.








