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Continua a crescere il numero delle persone detenute negli istituti penitenziari italiani. Al 31 settembre, secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), sono 66.063, contro le 64.741 registrate al 31 maggio. I posti regolamentari disponibili restano invece 51.295.
«La situazione delle carceri italiane è fuori controllo. 20mila persone in più rispetto alla capienza regolamentare significa: mancanza di spazio vitale, negazione diritto alla salute, malattie, tensioni, sopraffazioni. Altro che dignità e rieducazione», dice il presidente di Antigone Patrizio Gonnella, secondo cui «questo è un lascito di politiche improntate alla sola chiusura e repressione».
Sul totale dei detenuti, le donne sono 2.968 e gli stranieri 20.856. Sono invece 10.095 le persone in attesa di giudizio, mentre 49.612 sono i condannati definitivi.
Tra gli istituti con il maggiore sovraffollamento figurano Poggioreale, con 2.313 detenuti per 1.616 posti, Regina Coeli, con 1.135 persone per 619 posti, Bollate, con 1.612 detenuti per 1.267 posti, San Vittore, con 1.219 persone per 748 posti, Opera, con 1.219 per 748 posti, e Lecce Nuovo complesso, con 1.450 detenuti per 798 posti.
«Oltre i due terzi dei detenuti vivono in sezioni chiuse, stando in celle malmesse per 20 ore al giorno. Un trattamento inumano e degradante. Chiediamo alle Asl e alla autorità giudiziaria di ispezionare le carceri per verificare se sono agibili e di chiudere le sezioni non vivibili - conclude Gonnella - Non si può entrare sani in carcere e uscire malati o non uscire più».






