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Braccio di ferro tra magistratura e governo dopo la decisione del gip di Torino di scarcerare il 42enne accusato di violenza sessuale nei confronti di una 13enne all'interno del minimarket dove lavorava come commesso. Il giudice aveva riconosciuto la presenza di "gravi indizi di colpevolezza", anche alla luce del racconto della ragazzina e delle immagini delle telecamere di sorveglianza, ma aveva disposto per l'uomo il solo obbligo di firma.
Secondo quanto riporta Rai News, la Procura di Torino ha ora deciso di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame, contestando la misura cautelare adottata. Il pubblico ministero Paolo Cappelli aveva infatti chiesto la custodia cautelare in carcere. Il gip, invece, non aveva convalidato il fermo, ritenendo assente il pericolo di fuga, e aveva tenuto conto anche del fatto che l'indagato fosse incensurato e avesse mostrato un atteggiamento collaborativo e pentito durante l'interrogatorio.
La vicenda ha provocato una forte reazione politica e istituzionale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l'invio degli ispettori ministeriali al Tribunale di Torino per effettuare verifiche sulla vicenda, una decisione che ha alimentato il confronto con l'Associazione nazionale magistrati.
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier e ministro Matteo Salvini, che ha rilanciato la proposta della castrazione chimica per chi commette violenze sessuali.
"La soluzione è la castrazione chimica", ha detto Salvini, tornando su una misura che da tempo rappresenta una delle proposte della Lega in materia di contrasto alla violenza sessuale. Il ministro ha sostenuto che, per chi commette violenza su una bambina, il solo carcere non sarebbe sufficiente.
Nel frattempo, come riporta Il Corriere, la tensione è salita anche a livello locale. Sulle serrande del minimarket di Torino dove lavorava il 42enne sono comparse scritte realizzate con vernice spray: "Pedofilo infame, in mano al popolo".
Le verifiche proseguono mentre la Procura si prepara a sottoporre al Tribunale del Riesame la decisione sulla misura cautelare. Sarà quindi il giudice del Riesame a dover valutare nuovamente la posizione dell'indagato e l'adeguatezza della misura adottata dal gip.





