PHOTO
Ci sono notti che verranno ricordate per sempre da un Paese intero: quella di esattamente 20 anni fa, del 9 luglio 2006, è una di quelle, quando l’Italia diventava campione del mondo per la quarta volta, al termine di un’estate indimenticabile che aveva riportato milioni di persone a stringersi attorno alla Nazionale di calcio.
Sul prato dell’Olympiastadion Berlin, davanti a oltre 69 mila spettatori, gli Azzurri di Marcello Lippi affrontarono la Francia nella finale dei 2006 FIFA World Cup Final. Una partita tesa, combattuta, iniziata con il vantaggio francese firmato da Zinedine Zidane su calcio di rigore dopo pochi minuti. Tante, tantissime emozioni investirono tutti gli spettatori in quei lunghissimi momenti, soprattutto quando L’Italia trovò il pareggio con un colpo di testa di Marco Materazzi, ancora una volta protagonista di una delle pagine più importanti di quella spedizione.
Dopo 90 minuti terminati sull’1-1, anche i tempi supplementari non bastarono a decidere la sfida. Furono necessari i calci di rigore, un momento di pura tensione che sembrava poter cambiare il destino della storia. Gli Azzurri furono perfetti dal dischetto: segnarono Andrea Pirlo, Marco Materazzi, Daniele De Rossi, Alessandro Del Piero e Fabio Grosso, mentre l’errore di David Trezeguet consegnò all’Italia il trionfo.
E poi quella corsa di Grosso, le braccia al cielo, il boato dei tifosi, il cielo di Berlino illuminato dai colori azzurri. Un’immagine diventata simbolo di un’intera generazione.
Era un calcio diverso. Era il tempo in cui la Nazionale riusciva ancora a far sognare tutti, a fermare le città davanti agli schermi, a trasformare piazze e balconi in un’unica grande festa. Le bandiere appese alle finestre, le urla dopo ogni gol, gli abbracci tra sconosciuti dopo una vittoria: per un’estate intera l’Italia si sentì unita.
Quel Mondiale arrivò in un momento particolare, con un Paese che aveva bisogno di ritrovare entusiasmo e leggerezza. E quella squadra, costruita sulla forza del gruppo più che sulle singole stelle, riuscì nell’impresa più difficile: far credere ancora una volta nell’impossibile.
Vent’anni dopo, il ricordo di quella note è ancora vivo: un’estate fatta di emozioni semplici, di attese davanti alla televisione, di sogni condivisi, di quando bastava un pallone per sentirsi tutti dalla stessa parte ed esultare assieme.
Quella del 9 luglio 2006 è la notte in cui tutto sembrava ancora possibile, e in cui la speranza non ci abbandonava alle prime difficoltà.







