Il Trenino Verde della Sardegna viene riformato: il Consiglio regionale ha votato a favore del nuovo assetto durante la seduta Statutaria. La governance dello storico sistema ferroviario passa ora dall'assessorato dei Trasporti a quello del Turismo, con la Fondazione Trenino Verde che diventa il "motore operativo centrale".

I territori avranno maggiore voce in capitolo attraverso i sindaci, conformemente alla normativa nazionale sulle ferrovie turistiche del 2017. La legge, composta da 16 articoli, unisce due proposte di legge presentate dal centrosinistra e mira a potenziare lo sviluppo economico, turistico e territoriale del Trenino Verde anziché considerarlo un'infrastruttura marginale. La Fondazione avrà il compito di gestire linee, stazioni, officine, musei ferroviari e promuovere l'offerta turistica in collaborazione con Comuni e operatori privati. Inoltre, la legge introduce l'utilizzo dei ferrocicli, consentendo ai visitatori di pedalare lungo tratti delle linee storiche in percorsi naturalistici e culturali, senza interferire con il servizio ferroviario tradizionale. Sebbene la riforma non preveda nuovi finanziamenti immediati, si punta a reperire risorse tramite future leggi di bilancio e strumenti di programmazione regionale, inclusi fondi regionali, statali ed europei. Questa scelta ha sollevato critiche da parte delle opposizioni, che contestano il ritardo nel garantire finanziamenti adeguati per il progetto.

"Questa legge non stanzia un euro in più rispetto a quanto già previsto", ha osservato Fausto Piga (Fdi), mettendo in guardia dal rischio di un rilancio solo sulla carta. Alessandro Sorgia (Misto) ha ricordato che la Fondazione legata al Trenino Verde "non ha mai ricevuto risorse regionali dirette", sottolineando la necessità di dare subito gambe finanziarie alla riforma.

Per la maggioranza Roberto Li Gioi ha parlato di una norma "economicamente sostenibile", spiegando che "prima di impegnare risorse importanti serve un impianto chiaro, che eviti sprechi e sovrapposizioni".