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Il Ciclone Harry ha colpito la scorsa settimana diverse regioni del Sud Italia, causando gravi danni a infrastrutture, abitazioni e attività produttive in Sardegna, Sicilia e Calabria. Strade e opere idrauliche danneggiate, coste compromesse e famiglie evacuate: è il bilancio emergente, ancora parziale, dei comuni interessati dall’ondata di maltempo.
In questo contesto, il Partito Democratico ritiene insufficienti le risorse stanziate per far fronte all’emergenza. Marco Furfaro, deputato Pd e componente della segreteria nazionale, sottolinea:
"Di fronte a territori devastati, città che sprofondano, famiglie evacuate, attività ferme e lavoratori senza reddito, il governo ha prima minimizzato e poi è arrivato tardi. Uno schema già visto. Oggi i danni sfiorano i due miliardi di euro, mentre l’esecutivo mette sul tavolo appena 100 milioni. Una sproporzione enorme tra la realtà e le risposte del governo. Se fosse successo quando erano all’opposizione, avrebbero occupato il Parlamento. Il punto non è solo quanto si spende, ma per cosa si spende. I soldi per il Ponte sullo Stretto, per i centri in Albania e per le operazioni propagandistiche si trovano sempre. Per la messa in sicurezza dei territori e per affrontare il cambiamento climatico, invece, arrivano solo briciole e interventi emergenziali. Così si condannano le comunità a rivivere gli stessi disastri anno dopo anno. Serve un cambio di passo netto: prevenzione, programmazione, investimenti strutturali. Meno bandiere ideologiche, più sicurezza per le persone. È questo che misura la credibilità dello Stato".
Anche Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Pd in Sardegna, ha commentato la decisione del governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale:
"La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per i territori colpiti dal ciclone Harry è un atto necessario e dovuto. Siamo stati i primi a chiederlo, ma la dotazione iniziale di 100 milioni di euro complessivi è palesemente insufficiente rispetto all’entità dei danni che stanno emergendo in Sardegna, Sicilia e Calabria. Le ricognizioni in corso da parte dei Comuni e delle strutture di Protezione civile restituiscono un quadro molto più grave di quanto coperto dalle risorse finora stanziate, se ne sarà reso conto anche il ministro Musumeci: infrastrutture stradali e idrauliche danneggiate, opere di difesa costiera compromesse, abitazioni e attività produttive colpite, con conseguenze rilevanti anche sul piano sociale ed economico. Per la sola Sardegna è realistico prevedere un fabbisogno nell’ordine di diverse decine di milioni di euro, destinato a crescere con il consolidarsi delle stime. Per questo il Governo deve integrare rapidamente le risorse nazionali e, parallelamente, attivare senza indugi gli strumenti europei previsti per le grandi calamità naturali, come indicato anche dall’europarlamentare Giuseppe Lupo. A partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che consente di sostenere gli interventi di emergenza e il ripristino delle infrastrutture essenziali, e dal regolamento RESTORE, che permette una riprogrammazione flessibile dei fondi europei per la ricostruzione e l’assistenza alle comunità colpite. Restore è uno strumento che è scaduto il 31 dicembre 2025 ma che può e deve essere immediatamente prorogato e riattivato, su richiesta del governo italiano alla Commissione europea. Non si tratta di nuove risorse, ma di fondi già disponibili che rischiano di andare perduti e che possono invece essere rapidamente riprogrammati a favore dei territori colpiti".
Infine, Marina Sereni, componente della segreteria nazionale Pd, ha aggiunto: "La stima dei danni provocati dal ciclone Harry e dal maltempo sale di ora in ora. Le comunità più colpite di Sicilia, Calabria, Sardegna dovrebbero secondo Meloni accontentarsi di appena 100 milioni per affrontare un’emergenza enorme, che tra l’altro nel caso della frana di Niscemi non è affatto conclusa. Negano la crisi climatica, cancellano dal PNRR i progetti per contrastare il dissesto idrogeologico, fanno un piano di adattamento senza risorse e progettano un’opera inutile e sbagliata come il Ponte sullo Stretto: basterebbero questi pochi fatti per far comprende tutta l’incapacità e l’inadeguatezza di questa destra. Come abbiamo dimostrato ieri con la visita di Elly Schlein in Sicilia continueremo a incalzare il governo perché si cambi rotta e si diano risposte all’altezza di questa ennesima catastrofe che colpisce il nostro Sud, confermando la fragilità di un territorio che ha bisogno di prevenzione, manutenzione, messa in sicurezza, infrastrutture e sviluppo sostenibili. Subito un miliardo dai fondi per il Ponte da destinare alle famiglie e ai territori colpiti e poi un piano serio per ricostruire ed evitare che si ripetano simili tragedie".
IL GOVERNO: "SOLO UNA PRIMA RISPOSTA"
Il governo sta lavorando alla definizione di un decreto legge di assegnazione delle risorse necessarie alle regioni colpite dal maltempo e per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. È quanto scritto in una nota diffusa da Palazzo Chigi al termine della visita della premier Giorgia Meloni in Sicilia. I 100 milioni già stanziati sono solo una prima risposta, viene tra l'altro specificato.







