Nell'acceso dibattito sull’ipotesi di destinare tre carceri sarde al regime del 41 bis, interviene il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, dichiarandosi d'accordo con ciò che ha affermato ieri, mercoledì 4 febbraio, la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, contraria al piano del governo e promotrice di una mobilitazione pubblica.

"Il nostro territorio ha già potuto sperimentare cosa significhi la presenza nel carcere di Bancali di detenuti in regime di 41 bis, la penetrazione di forme esogene di criminalità organizzata nel tessuto economico locale sono una conseguenza deleteria sotto ogni punto di vista – sia sul piano socioculturale che dal punto di vista economico, produttivo e occupazionale – di una scelta tanto scellerata quanto anacronistica e ingenerosa verso la nostra storia e la nostra identità. Ecco perché il piano del governo per trasformare la Sardegna in una Caienna per mafiosi ci vede fortemente ostili ed ecco perché diciamo sì alla mobilitazione promossa dalla presidente della Regione, Alessandra Todde", afferma Mascia.

Il primo cittadino di Sassari risponde così all’ipotesi di destinare gli istituti di Uta, Bancali e Badu ’e Carros al regime detentivo speciale, tema tornato al centro del dibattito politico isolano e nazionale dopo l’intervento pubblico della presidente della Regione.

La governatrice della Sardegna è intervenuta ieri sull’argomento con un reel pubblicato sui propri canali social, rivolgendosi direttamente ai sardi e alle sarde per esprimere la contrarietà della Regione alla possibile assegnazione delle tre strutture carcerarie al 41 bis. Nel video, la presidente ha ricostruito il percorso istituzionale già avviato, ricordando la nota inviata nel giugno 2025 al ministro della Giustizia Carlo Nordio a seguito delle prime indiscrezioni sul progetto.

A quella comunicazione fece seguito un incontro nel settembre successivo, durante il quale, ha riferito Todde, "il ministro aveva assicurato che nessuna decisione sarebbe stata assunta senza il coinvolgimento delle istituzioni regionali".

Secondo quanto spiegato dalla presidente, tale coinvolgimento non si sarebbe però concretizzato. Todde ha richiamato il verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, nel quale l’informativa del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro confermerebbe l’esistenza di un progetto definito. Il documento menzionerebbe sette istituti penitenziari destinati al 41 bis a livello nazionale, con una preferenza per le aree insulari, e indicherebbe per la Sardegna proprio Badu ’e Carros, Bancali e Uta.

Il piano prevederebbe inoltre un incremento dei posti disponibili: dai 192 inizialmente previsti si passerebbe ad almeno 240 detenuti, oltre un terzo del totale nazionale sottoposto a questo regime. Un’ipotesi che, secondo la presidente della Regione, comporterebbe conseguenze rilevanti sui territori interessati.

"Parliamo di un impatto diretto sull’economia, sulla sicurezza dei territori, sulla sanità pubblica finanziata dai sardi e sull’esecuzione penale ordinaria, perché i detenuti sardi sarebbero costretti a scontare la pena fuori dalla Sardegna", ha dichiarato Todde nel video.

Nel reel, la presidente ha anche respinto le accuse di strumentalizzazione politica, sostenendo che le preoccupazioni espresse dalla Regione trovano riscontro negli atti ufficiali. "Non possiamo accettare che la Sardegna venga trasformata in un’isola carcere», ha affermato, concludendo con un appello alla partecipazione: «Chiedo ai sardi e alle sarde di far sentire la propria voce insieme a me, per dire con forza che la Sardegna non ci sta e che vuole scegliere da sola il proprio destino".

Le parole del sindaco Mascia rafforzano così il fronte istituzionale contrario al progetto, in un confronto che continua a tenere alta l’attenzione sul ruolo della Sardegna nel sistema penitenziario nazionale.