Sassari

Il Sardinia Film Festival a scuola di montaggio con Roberto Perpignani

Si avvia alla conclusione la tredicesima edizione del Sardinia Film Festival.

Il Sardinia Film Festival a scuola di montaggio con Roberto Perpignani

Di: Antonio Caria


Si avvia alla conclusione la tredicesima edizione del Sardinia Film Festival. Ieri, al Teatro Civico di Sassari, si è tenuta una masterclass del maestro di montaggio Roberto Perpignani.

Una lezione impreziosita da anedotti e curiosità sulla sua lunga e prestigiosa carriera, a partire dagli inizi con Orson Welles. «Aveva un carattere particolare – ha sottolineato Perpignani –. Posso dire di aver assimilato senza consapevolezza ciò che stava accadendo. Era lui che decideva. Mi diceva sempre “Non devi pensare, devi solo agire”, finché un giorno mi fece i complimenti per un lavoro. “Stavolta ho dovuto pensare”, risposi io. Se fosse stato un dio greco mi avrebbe incenerito». 

Il maestro ha anche fatto un accenno al suo rapporto con la Sardegna, in primis con “Padre Padrone (Palma d’oro a Cannes nel 1977). Inoltre, nel 1974, l’antropologo Diego Crpitella gli chiese di andare a Castelsardo per documentare il celebre “Lunissanti”.  «Non avevo la troupe adatta ma facemmo un documentario di 15 minuti – ha detto Perpignani –. Mi ha dato molto. C’era un coro polifonico. In quella emissione vocale sentivi che ognuno entrava con i tempi esatti a creare un tessuto compatto di vibrazioni».

Un paio d’anni prima, lo stesso Carpitella gli aveva chiesto di collaborare a un lavoro sul linguaggio del corpo in diverse parti d’Italia. Prima a Napoli e poi in Barbagia, registrando le caratteristiche dell’espressività del corpo durante le cerimonie estive.

La scoperta fu che in Sardegna mancava la gestualità. A suo modo di vedere, le persone mostravano immobilità nell’impostazione del corpo, braccia incrociate o sui fianchi, sguardo fisso, aspetti presenti per certi versi anche nel ballo sardo o nel gioco della morra, che denotavano una cultura in qualche modo chiusa.

«Tutte queste cose erano diventate per me fonti di riflessione e di indagine – ha spiegato il maestro –. Il montaggio avrebbe bisogno di tutti questi elementi affinché possano diventare una ricchezza espressiva. Ma purtroppo il cinema schematizza troppo l’avvicinamento eccessivo al soggetto, e spesso taglia fuori non solo il corpo ma anche l’ambiente, che è invece parte della nostra presenza».

Per quanto riguarda gli tecniche di montaggio di un film, a suo avviso «Occorre far sì che lo spettatore si senta coinvolto, si senta in qualche modo partecipe di quella narrazione. Questo è il principio stesso della condivisione».

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