Il ministro spagnolo dei Trasporti, Óscar Puente, ha annunciato le proprie dimissioni al termine di una lunga audizione parlamentare dedicata al disastro ferroviario del 28 ottobre a Urda, nella provincia di Toledo, costato la vita a 69 persone. Una decisione che arriva a sei giorni dalla tragedia e dopo settimane di forti pressioni politiche sul governo di Pedro Sánchez.

"Un ministro dei Trasporti di un Paese come la Spagna non può continuare nel suo incarico dopo due incidenti in meno di un anno", ha dichiarato Puente, assumendosi la responsabilità politica di quanto accaduto. La rinuncia all'incarico segna un passaggio importante nella gestione della crisi ferroviaria che ha investito il Paese, già colpito da un altro gravissimo incidente all'inizio del 2026.

Lo scontro tra due treni e 69 vittime

La tragedia si è consumata il 28 ottobre lungo la linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Un convoglio Renfe si è scontrato con un treno della compagnia privata Iryo che si trovava fermo sui binari, provocando un bilancio di 69 morti e numerosi feriti.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, all'origine della catena di eventi ci sarebbe stato un malfunzionamento del sistema di comunicazione e segnalamento, che ha determinato l'arresto di diversi convogli. Successivamente, dal centro di controllo di Madrid sarebbe stata autorizzata la prosecuzione della marcia del treno Renfe nonostante la presenza del convoglio Iryo fermo sulla linea. La velocità dell'impatto è stata stimata tra i 160 e i 200 chilometri orari.

Il precedente di gennaio: 46 morti sulla linea Madrid-Siviglia

A rendere ancora più pesante la posizione del ministro è il precedente del gennaio 2026, quando un altro grave incidente ferroviario sulla stessa linea aveva provocato 46 vittime. In quell'occasione un treno era deragliato entrando in collisione con un convoglio che procedeva in direzione opposta.

I due disastri, con un bilancio complessivo di 115 morti, hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza della rete ferroviaria spagnola, sulle condizioni delle infrastrutture e sull'efficienza dei sistemi di controllo. Una situazione che ha alimentato le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni e le pressioni sul governo Sánchez.

Le prime reazioni e le misure del governo

La posizione di Puente era inizialmente stata diversa. Il 30 ottobre, due giorni dopo lo schianto, il ministro aveva escluso le dimissioni, sostenendo di dover prima chiarire le cause dell'incidente e individuare eventuali responsabilità. Aveva anche dichiarato di aver messo il proprio incarico a disposizione del presidente del governo.

Durante l'ultima audizione, prima di annunciare la rinuncia, Puente ha illustrato una serie di interventi per rafforzare la sicurezza ferroviaria. Tra le misure previste figurano la riduzione dei servizi sulla linea Madrid-Siviglia in attesa delle verifiche tecniche, l'accelerazione dell'introduzione del sistema europeo di segnalamento ERTMS e il potenziamento del personale nei centri di controllo.

Annunciato anche un rafforzamento delle indennità per le vittime e i familiari, con l'obiettivo di accelerare i risarcimenti. Il governo intende inoltre introdurre strumenti di intelligenza artificiale per individuare eventuali anomalie nelle comunicazioni tra macchinisti e centri di controllo.

Il premier Pedro Sánchez ha ringraziato Puente per il lavoro svolto. Le dimissioni arrivano inoltre in un momento particolarmente delicato per la politica spagnola, a meno di quattro settimane dalle elezioni anticipate del 29 novembre.