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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato ufficialmente che "il cessate il fuoco è entrato in vigore in pieno coordinamento con Israele", precisando tuttavia che questa pausa non deve essere interpretata come l'epilogo delle operazioni militari. Attraverso una dichiarazione video, il premier ha voluto chiarire che "non si tratta della fine della campagna, ma di una tappa verso il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi", ribadendo la ferma determinazione del governo nel portare a termine la missione.
Il capo del governo ha delineato una strategia flessibile per il futuro prossimo, assicurando che i traguardi prefissati verranno tagliati con ogni mezzo necessario. In merito alla risoluzione del conflitto, Netanyahu ha infatti affermato: "Li raggiungeremo, o tramite l'accordo, o con la ripresa dei combattimenti". Tale approccio riflette la volontà di mantenere alta la pressione diplomatica e militare, sostenuta dalla convinzione che, sul campo, "Israele ha ottenuto risultati eccezionali".
Nonostante il momento di tregua, la postura di Israele rimane di massima allerta e pronta alla reazione immediata. Netanyahu ha concluso il suo intervento sottolineando la totale operatività delle forze armate e la rapidità con cui il Paese può tornare all'offensiva, dichiarando esplicitamente: "E siamo pronti a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento". Questa posizione si inserisce in un quadro geopolitico complesso dove, nonostante gli accordi mediati a livello internazionale nell'aprile 2026, lo Stato ebraico rivendica piena autonomia d'azione, specialmente sul fronte settentrionale contro Hezbollah, considerato estraneo alle intese raggiunte tra le altre potenze regionali.







