L’Iran ostenta sicurezza davanti alla pressione economica esercitata dagli Stati Uniti e promette ritorsioni contro i propri nemici. Nelle ultime ore sono emerse anche minacce rivolte ai figli di Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

I media iraniani hanno diffuso un video intitolato "Dove uccidere Barron Trump", nel quale vengono indicati alcuni luoghi di New York frequentati dal ventenne figlio del presidente americano, tra cui la Trump Tower. Nel filmato viene inoltre prospettata una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per chi dovesse agire contro di lui.

Sul fronte israeliano, Yair Netanyahu sarebbe stato invece bersaglio di un piano per ucciderlo in Florida. Secondo Newsmax, l’intelligence riteneva che agenti iraniani fossero "sul campo" nell’area di Miami per controllarne gli spostamenti. Il figlio del premier è stato quindi fatto rientrare rapidamente in Israele, lasciando negli Usa i propri effetti personali.

Le minacce rappresentano un ulteriore segnale della distanza tra Teheran e Washington. "Gli Usa non otterranno nulla", ha assicurato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, mentre Israele guarda con scetticismo a un possibile accordo. Teheran punta anche sullo stretto di Hormuz. "Se non accettano le nostre condizioni" il cruciale passaggio "non riaprirà", ha dichiarato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie Hossein Mohebi.

Trump fornisce però una versione opposta: Hormuz è "operativo e perfettamente funzionante" e "abbiamo eliminato le mine". Il presidente americano ha aggiunto che gli Usa stanno "vincendo" e che l’economia iraniana "sta cadendo a pezzi". Washington, per ora, intende privilegiare la pressione economica ed evitare nuovi attacchi, almeno fino alle elezioni di metà mandato.