Nella suggestiva cornice della Stagione di Prosa 2025-2026 del CeDAC Sardegna, l'opera di David Tristram irrompe come un sofisticato "giallo in nero" capace di scuotere le certezze del pubblico.

Tra Carbonia, San Gavino Monreale, Oristano e Lanusei, "La Moglie Fantasma" si svela non solo come una commedia brillante, ma come un esperimento di indagine umana profonda, orchestrato dalla sapiente regia di Marco Rampoldi, capace di calibrare al millimetro i tempi comici e i silenzi carichi di suspense, garantendo un ritmo sincopato che tiene incollato lo spettatore fino al parossistico finale.

La vicenda muove i passi da un presunto suicidio: Claire, celebre attrice trovata morta per un abuso di alcol e farmaci al termine di una tournée. Ma la morte, in teatro, non è mai la fine! Esattamente un anno dopo, lo spirito della donna riappare al marito Will, rivelando la verità: è stata assassinata.

Attraverso uno stratagemma che omaggia l'Amleto di Shakespeare, la coppia (uno vivo, l'altra "fantasma") convoca i vecchi colleghi della compagnia — interpretati con vivacità da Giorgio Verduci, Giorgio Centamore, Roberta Petrozzi e Alessandra Faiella — per una lettura a freddo di un nuovo copione che ricalca i fatti del delitto. È qui che il gioco delle maschere pirandelliano prende il sopravvento, portando a un parossistico finale dove la finzione diventa l'unico strumento per smascherare la realtà.

L'affiatamento corale degli interpreti è formidabile nel restituire il microcosmo nevrotico e affascinante del dietro le quinte, mettendo in scena invidie sopite, slanci di cameratismo e antiche rivalità con un tempo comico impeccabile.

Maria Grazia Cucinotta (nota al grande pubblico per la sua bellezza iconica de "Il Postino" o per il carisma internazionale in "007 - Il mondo non basta") si potrebbe introdurre col concetto "Il magnetismo dell'invisibile": la sua Claire è una presenza scenica che domina lo spazio pur essendo, per trama, un'ombra. L'attrice mette in campo una maturità artistica che le permette di spaziare dal registro tragico della vittima a quello ironico della "burattinaia" ultraterrena, dimostrando che il suo talento ha radici profonde che vanno ben oltre l'immagine cinematografica, confermandosi un'interprete teatrale di assoluto spessore.

L'altro grande protagonista è Pino Quartullo, maestro del metateatro, attore e regista che ha fatto della versatilità la sua cifra (pensiamo a lavori come "Quando eravamo repressi"), con il suo Will, drammaturgo vedovo e traditore.

La sua è una prova di equilibrismo recitativo: deve gestire simultaneamente il dolore del lutto, il panico dell'apparizione e la lucidità del regista che mette in trappola l'assassino.

La capacità di passare da momenti di esilarante sgomento a picchi di introspezione drammatica è la testimonianza di un talento tecnico ed emotivo raro nel panorama attuale.

A rendere l'esperienza immersiva contribuiscono anche le scelte tecniche.

Le musiche, di Diego Maggi, non sono un semplice sottofondo, ma un ingrediente essenziale del "cocktail" noir dello spettacolo, capaci di sottolineare la suspense e l'ironia tagliente del testo.

Le luci di Andrea Lisco definiscono lo spazio metafisico in cui si muove il fantasma, giocando coi contrasti per evidenziare quel "fragile confine" tra normalità e follia che attraversa l'intera opera.

A completare questa architettura visiva, le scenografie di Lucio Diana e i costumi di Laura Liguori non si limitano a incorniciare l'azione, ma diventano estensioni stesse della drammaturgia, restituendo l'atmosfera sofisticata e i chiaroscuri tipici del giallo britannico.

Perché questa pièce ci rimanda ai tempi attuali? In un’era in cui viviamo costantemente "in scena" sui social media, dove la distinzione tra io reale e io digitale è sempre più sfocata, il tema della maschera e della finzione è vitale. Tristram ci dice che, paradossalmente, è proprio quando "fingiamo" di essere qualcun altro su un palco che la nostra vera natura emerge.

Il teatro non è un relitto del passato, ma un laboratorio di empatia vivo e pulsante. Per i giovani, assistere a uno spettacolo come questo significa staccare gli occhi dallo schermo per immergersi in una "scatola cinese" di emozioni vere. Il teatro insegna a leggere tra le righe, a sospettare delle apparenze e a godere della bellezza del rito collettivo.

Vedere attori in carne e ossa sfidare il soprannaturale è un'esperienza sensoriale che nessun algoritmo può replicare!

"La Moglie Fantasma" è una commedia "vitale" nel senso più stretto del termine: celebra la vita attraverso la morte, e la verità attraverso la bugia scenica. È un invito a non aver paura di guardare dietro le quinte della nostra esistenza e a leggere le nostre fragilità e le nostre "piccolezze" con il sorriso, supportati da un cast d'eccellenza... E ricordandoci perché, dopo duemila anni, abbiamo ancora bisogno che il sipario si alzi.

Tra echi pirandelliani e atmosfere alla Spirito Allegro, lo spettacolo ci lascia con una certezza: la verità ha sempre bisogno di un palcoscenico per essere gridata!