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Un confronto senza mezzi termini e aperto si è tenuto oggi, sabato 21 febbraio, a Sanluri, presso le Cantine Su Entu, nell'ambito dell'iniziativa "Energia in Sardegna. Chi decide? Noi o Roma?". Partecipanti all'evento sono stati l'assessore agli Enti Locali e all'Urbanistica, Francesco Spanedda, insieme ai comitati contrari alla speculazione energetica, ai consiglieri regionali del territorio - Luca Pizzuto, Paola Casula, Emanuele Matta e Gianluigi Piano -, ai sindaci e alle associazioni ambientaliste.
Durante il confronto, l'assessore ha sottolineato con chiarezza la posizione della Regione: la transizione energetica è inevitabile, ma deve essere gestita dalla Sardegna nell'interesse dei suoi abitanti. In particolare, è stato affrontato senza esitazioni il tema della Legge Regionale 20. “È lo strumento con cui abbiamo fermato la corsa incontrollata agli impianti e riaffermato il ruolo della Regione nella pianificazione. Sarà da rivedere e siamo pronti a discuterne insieme”, ha affermato Spanedda.
Durante la riunione, il rappresentante della Giunta Todde ha sottolineato che la creazione della Legge Regionale 20 è stata il risultato di un approfondito processo di consultazione che ha coinvolto l'intera Regione, con incontri con amministratori locali, comitati, associazioni e cittadini. Questo ha permesso di trasformare le esigenze dei vari territori in norme concrete, “È una legge figlia del confronto e della partecipazione. Con lo stesso metodo possiamo rafforzarla”, ha detto Spanedda.
Un’apertura chiara alla riscrittura migliorativa, dentro un percorso istituzionale condiviso, “Ai comitati diciamo che il confronto non è mai stato chiuso e non lo è di certo ora. Siamo disponibili ad aprire tavoli tecnici e politici per migliorare la norma e rendere ancora più efficace il governo regionale della transizione, nel rispetto della tutela del paesaggio”.
L’assessore ha ribadito che dopo la sospensiva e l’entrata in vigore della Legge 20, non è stato autorizzato alcun nuovo impianto. Nel corso dell’incontro Spanedda ha richiamato anche quanto già dichiarato sul caso di Putifigari, dove la Regione è intervenuta a tutela del territorio. “Non lasciamo sole le popolazioni davanti a procedimenti complessi e a pressioni che spesso superano le capacità amministrative degli enti più piccoli. La Regione è al loro fianco, sia sul piano tecnico che su quello legale, per garantire che ogni valutazione avvenga nel rispetto delle norme e dell’interesse pubblico”.
Un impegno che si traduce in un supporto concreto alle amministrazioni locali: “abbiamo già uno strumento a disposizione per potenziare gli uffici comunali della tutela del paesaggio per portare avanti istruttorie rafforzate attente alla specificità e ai vincoli individuati nei diversi luoghi”, ha voluto evidenziare Spanedda.
L’assessore ha poi ribadito che l’azione si muove su due piani paralleli: confronto interno e difesa esterna delle prerogative statutarie. In questo quadro si inserisce il ricorso della Regione contro la Legge 4/2026 (già DL 175/2025), che interviene sulla disciplina delle aree idonee introducendo meccanismi che rischiano di svuotare di fatto la competenza regionale sulla pianificazione territoriale. “Se passa il principio che le scelte sulle aree della Sardegna possono essere definite altrove, senza un ruolo determinante della Regione – ha evidenziato – si crea un precedente grave per la nostra autonomia speciale. Non possiamo accettare che la pianificazione venga standardizzata a livello nazionale, ignorando le specificità insediative, paesaggistiche, agricole e produttive dell’isola”.
Secondo Spanedda, il ricorso non è un atto simbolico, ma una scelta politica e istituzionale precisa: “Si tratta di difendere le nostre competenze statutarie, quindi norme di rango costituzionale. Se la Legge 4/2026 comprime gli spazi decisionali della Sardegna, è nostro dovere chiedere alla Corte costituzionale di ristabilire il corretto equilibrio tra Stato e Regione”.
Per la Giunta Todde, la transizione energetica non può trasformarsi in un processo centralizzato che marginalizza le Regioni. “La Sardegna ha diritto di decidere dove, come e a quali condizioni si realizzano gli impianti sul proprio territorio”, ha concluso l’assessore.







