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Le ambulanze arrivano al Pronto Soccorso dell'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, ma possono rimanere ferme per ore prima di poter tornare operative. Nel frattempo, il territorio rischia di restare senza mezzi di emergenza disponibili, costringendo la Centrale Operativa del 118 a richiamare ambulanze dalle postazioni dei comuni vicini.
È una situazione definita di «grave e persistente criticità organizzativa» quella denunciata dalle organizzazioni di volontariato impegnate nel soccorso sanitario, che hanno deciso di rivolgersi direttamente ai vertici della sanità e alle istituzioni.
Con una lettera datata 22 ottobre 2026, firmata dai rappresentanti di ANPAS Sardegna, della Federazione Regionale delle Misericordie della Sardegna e di AVIS, viene chiesta la convocazione urgente di un incontro istituzionale per affrontare le problematiche che interessano l'accesso al Pronto Soccorso sassarese e le conseguenze sull'intero sistema territoriale di emergenza-urgenza.
La richiesta è indirizzata al direttore generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, Serafinangelo Ponti, alla direttrice sanitaria Lucia Anna Mameli e all'assessora regionale competente in materia di Sanità, Alessandra Todde. Per conoscenza, la comunicazione è stata trasmessa anche al direttore generale di AREUS Angelo Serusi, alla prefetta di Sassari Carla Di Quattro e al sindaco Giuseppe Mascia.
Ambulanze ferme per ore, soccorsi a rischio nei territori
Il problema principale riguarda i tempi necessari per la presa in carico dei pazienti trasportati in ambulanza. Secondo quanto denunciato dalle associazioni, le attese possono protrarsi per diverse ore, sia prima della registrazione al triage sia nelle fasi successive all'arrivo.
Durante questo periodo, le barelle rimangono occupate e gli equipaggi non possono riprendere servizio.
Le conseguenze, sottolineano le organizzazioni, non riguardano soltanto il Pronto Soccorso. Quando le ambulanze di base operative a Sassari restano bloccate in ospedale, la Centrale Operativa 118 può essere costretta a far intervenire mezzi provenienti dall'hinterland.
Una soluzione che rischia di lasciare temporaneamente scoperte altre zone, con possibili ripercussioni sui tempi di intervento e sulla sicurezza dei cittadini.
Volontari costretti a prolungare i turni, senza spazi adeguati
A preoccupare è anche la condizione degli operatori, frequentemente costretti a trascorrere lunghi periodi all'interno della struttura ospedaliera senza poter usufruire di spazi adeguati o servizi igienici dedicati.
Una situazione particolarmente pesante per i volontari, molti dei quali prestano servizio al di fuori della propria attività lavorativa.
Le attese comportano spesso il superamento degli orari programmati, interferendo con gli impegni professionali e familiari. Secondo le associazioni, il protrarsi di queste condizioni potrebbe scoraggiare i volontari e favorire l'abbandono del servizio, mettendo ulteriormente in difficoltà un sistema che si regge anche sulla loro disponibilità.
Chi risponde del paziente mentre aspetta?
C'è poi una questione particolarmente delicata, che riguarda le responsabilità assistenziali e medico-legali durante l'attesa.
Le organizzazioni chiedono di chiarire in quale momento avvenga effettivamente il passaggio di consegne tra il personale dell'ambulanza e quello ospedaliero e chi sia responsabile del paziente nelle diverse fasi della presa in carico.
Il problema diventa ancora più serio qualora le condizioni cliniche di una persona peggiorino mentre si trova in attesa del triage.
Gli operatori del soccorso non sanitario, evidenziano le associazioni, potrebbero trovarsi a gestire situazioni complesse senza disporre delle competenze specialistiche, degli strumenti e delle risorse diagnostiche necessarie.
Per questo viene chiesta la definizione di procedure condivise e inequivocabili, capaci di garantire la sicurezza dei pazienti e di stabilire con precisione le responsabilità.
Ambulanze in strada e segnalazioni di insulti e minacce
Nella lettera viene denunciata anche la carenza di parcheggi riservati alle ambulanze. L'insufficienza degli stalli disponibili costringerebbe in alcune circostanze gli autisti a fermarsi lungo la viabilità pubblica, anche in posizioni potenzialmente irregolari e tali da ostacolare la circolazione.
Ma tra le criticità segnalate emerge anche un altro aspetto: presunti episodi di insulti e minacce nei confronti degli autisti delle ambulanze da parte di soggetti che operano nell'area ospedaliera.
Nella comunicazione vengono citati, tra gli altri, personale addetto alla vigilanza e operatori della società incaricata del trasporto sanitario interno.
Le associazioni chiedono che gli episodi segnalati vengano verificati e che siano adottate misure per evitare il ripetersi di simili comportamenti, qualora confermati.
La richiesta alle istituzioni: «Servono interventi tempestivi»
Le organizzazioni chiedono un confronto urgente tra Aou di Sassari, AREUS, Assessorato regionale della Sanità e rappresentanti del volontariato.
L'obiettivo è individuare soluzioni concrete per ridurre le attese, liberare più rapidamente i mezzi di soccorso, chiarire le responsabilità nella gestione dei pazienti e garantire spazi adeguati agli operatori.
Tra le richieste figurano anche la realizzazione di stalli dedicati alle ambulanze, la verifica delle segnalazioni relative ai comportamenti offensivi e l'avvio di un monitoraggio condiviso delle criticità e degli interventi correttivi.
Per le associazioni non si tratta di semplici problemi organizzativi, ma di una situazione che incide sulla sicurezza dei pazienti, sulla tutela degli operatori e sulla continuità del servizio di emergenza territoriale.
Nella lettera viene ribadita la necessità di "un intervento tempestivo e coordinato da parte di tutte le istituzioni competenti, nella consapevolezza che la tutela della salute pubblica presuppone un sistema di emergenza-urgenza efficiente, integrato e in grado di garantire la disponibilità dei mezzi di soccorso su tutto il territorio".
"Nel confermare la piena disponibilità a un confronto costruttivo e collaborativo, si sollecita pertanto la convocazione dell’incontro richiesto, auspicando che lo stesso possa svolgersi nel più breve tempo possibile e condurre all’assunzione di impegni concreti, verificabili e condivisi", concludono Lucia Coi (presidente ANPAS Sardegna), Giovanni Mura (delegato regionale Rete Nazionale Misericordie e solidarietà) e Antonio Dettori (referente Avis).





