Ha appena quattro anni Rayan quando arriva in Italia dal Marocco. È troppo piccolo per comprendere davvero cosa significhi lasciare il proprio Paese, ma quella partenza segnerà il percorso del protagonista di Di fuga in fuga, romanzo di Claudio David Calabrese edito da Praxis di Bolzano.

Rayan cresce in Italia, ne impara la lingua, conosce abitudini e tradizioni e costruisce qui una parte della propria esistenza. Eppure non riesce mai a sentirsi completamente a casa. La sua storia si muove così tra due appartenenze: italiano per esperienza e formazione, marocchino per origine, ma soprattutto un ragazzo alla ricerca di una risposta alla domanda su quale sia il suo posto.

Il romanzo affronta il tema dell’identità e dell’integrazione attraverso le difficoltà di chi cresce tra culture differenti e rischia di sentirsi sempre “fuori posto”. A complicare il percorso di Rayan c’è anche la famiglia. Gennaro, compagno della madre Halima e padre della sorellastra Anastasia, potrebbe diventare per lui una figura paterna, ma non riesce ad accoglierlo pienamente come un figlio. Una distanza che alimenta il senso di solitudine del ragazzo.

La “fuga” del titolo diventa allora qualcosa di più di uno spostamento: è il tentativo di allontanarsi dalla sofferenza mentre si cerca, allo stesso tempo, un’identità e un futuro. Rayan però non si arrende. Le difficoltà e le delusioni non cancellano la sua volontà di trovare la propria strada.

Attraverso la sua vicenda, Calabrese racconta anche quella di tanti giovani sospesi tra mondi diversi, spesso giudicati prima ancora di essere ascoltati. Il messaggio è che nessuno dovrebbe essere considerato “da scartare”: dietro ogni ragazzo c’è una storia fatta di paure, desideri e bisogno di essere ascoltato.