PHOTO
"Profondo sconcerto" per il dispositivo penale canonico emesso dal Tribunale ecclesiastico di Cagliari che condanna, in primo grado, Don Manca alla riduzione allo stato laicale "per supposti abusi che sarebbero stati compiuti "ai danni di Marco Contini (noto padre Paolo)" ben oltre trent'anni fa". È quanto scrive in una nota l'avvocato Roberto Perghem che difende il prete della diocesi di Tempio-Ampurias don Valerio Manca.
"Sconcerto anche alla luce della mia pluriennale esperienza di processi penali della Chiesa in base alla quale una pena così grave, la massima nell'ordinamento canonico, non appare in alcuna maniera né fondata né giustificata in questo specifico caso, né tanto meno proporzionata - aggiunge il legale - Non appena giungeranno le motivazioni della decisione si provvederà a presentare appello presso la Santa Sede, con la speranza che venga amministrata vera giustizia attraverso l'applicazione delle norme di diritto che sono scolpite nel Codice canonico e nel diritto naturale".
"Il presente processo, che ha viste coinvolte anche troppe forze esterne, desiderose la condanna del mio Patrocinato ad ogni costo, si è concluso, a mio sommesso giudizio, né secondo logica né secondo diritto - osserva il legale - Infatti manca qualsivoglia prova di abusi perpetrati da don Manca verso don Contini negli anni '80: con sicurezza evidenzio che nel presente caso non vi sono mai stati atti sessuali e lo ha ammesso più volte lo stesso don Contini. E nonostante ciò don Manca viene condannato al massimo della pena che a norma del diritto viene comminata solo in casi di gravissimi e reiterati atti di abuso sessuale compiuto da sacerdoti su più minori ed in vari decenni".
"Questa sentenza - aggiunge l'avvocato - costituisce una ulteriore, profonda e grave ferita alle fondamenta dell'ordinamento canonico, ai principi di diritto naturale e di diritto positivo dallo stesso ordinamento riconosciuti: basti qui rammentare, ad esempio, che il caso era già stato archiviato dal Vaticano applicando il diritto e con motivazioni che anche i prelati sardi, coinvolti nella vicenda, avevano pienamente condiviso. Considerate le gravi violazioni del diritto - che qui non si vuole né si ritiene giusto elencare - si valuterà anche di adire, in futuro, le autorità giudiziarie italiane ed europee al fine di vedere garantiti, almeno in quelle sedi ove i capisaldi dei diritti umani e del giusto processo sono tutelati, i diritti di un uomo, don Manca, che è anche cittadino italiano".





