Dopo le fughe di Roberto Arzu di Arzana e Pietro Antonio Tolu di Orune, c'è un nuovo latitante in Sardegna. È Fabio Fois, allevatore 62enne di Loceri residente a Girasole.

L'uomo si trovava ai domiciliari da 6 anni con il braccialetto elettronico dopo essere stato condannato per l’omicidio di Fabio Longoni, allevatore di 39 anni. Il delitto avvenne a Villagrande Strisaili, in Ogliastra, il 22 novembre 2017.

La sentenza della Corte di Cassazione arrivata nella serata di ieri, 20 ottobre, ha confermato l’ergastolo per l'uomo. Ma quando i carabinieri della Compagnia di Lanusei si sono presentati alla sua porta si sono resi conto della sua assenza. Una fuga clamorosa, visto che i militari erano appostati da diversi giorni davanti all'abitazione di Fois e ne controllavano i movimenti in attesa dell'intervento previsto di lì a poco per trasferire il condannato in carcere.

Fabio Fois, stando a quanto riferito, avrebbe manomesso il braccialetto elettronico dandosi alla macchia. L'Arma ha disposto ricerche a tappeto e posti di blocco in tutto il territorio, fino a ora senza esito.

L'OMICIDIO LONGONI

Secondo l'accusa, Longoni sarebbe stato ucciso da Fois per vendetta in seguito al furto di due asinelli compiuto l'anno precedente e di cui si era assunto le responsabilità Daniele Conigiu, 37 anni all'epoca dei fatti e socio in affari di Longoni. I due si trovavano insieme al momento dell'agguato. Dopo gli spari erano riusciti a fuggire ma, mentre Longoni si era accasciato privo di vita dopo appena 150 metri di corsa, Conigiu, attinto da un pallettone a un polpaccio, era sopravvissuto.

Durante le indagini era emerso anche un altro episodio: Fois, dipendente della ditta di pompe funebri della sorella di Daniele Conigiu, sarebbe stato licenziato per essere sostituito da Fabio Longoni, vicenda che secondo l'accusa potrebbe aver concorso a scatenare l'escalation di violenza.

A nulla è valsa la difesa sostenuta fino all'ultimo dal legale di Fois, Marcello Caddori, che a processo aveva sostenuto: "Il mio assistito non ha mai saputo che i suoi asinelli fossero stati rubati, né che a rubarli fossero stati Conigiu e Longoni. Se dovessimo ritenere credibili le dichiarazioni della parte offesa, seppure discordanti le une dalle altre e smentite dai testi sentiti nell'immediatezza, Fabio Fois si sarebbe recato a compiere un duplice omicidio portandosi il telefono con sé. Le tre telefonate fatte dal mio assistito tredici minuti dopo l'agguato sono in un luogo incompatibile sia con il luogo del delitto che con quello dov'è stata abbandonata l'auto dall'assassino".