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In un’epoca in cui l’intrattenimento si consuma con la voracità di un feed di Instagram, il teatro continua a reclamare il suo spazio non come reliquia del passato, ma come laboratorio vivo del presente.
"La Vedova Scaltra" di Carlo Goldoni, per la regia e l’adattamento di Giancarlo Marinelli, in co-produzione tra la Compagnia Molière – Teatro Quirino Roma, Richard Caillar Prod, Fimalac Entertainment e Arts Live Entertaiment, ne è una dimostrazione lampante.
L’opera, parte del ricchissimo e variegato cartellone CeDAC "La Grande Prosa", in scena al Teatro Massimo di Cagliari e al Comunale di Sassari, non è solo un omaggio al commediografo veneziano, ma un’operazione chirurgica sulla contemporaneità, affidata al talento magnetico di Caterina Murino.
Marinelli non si limita a rispolverare un classico del Settecento. La sua Vedova Scaltra è concepita come una "macchina comica perfetta", ma anche e soprattutto come la "prova generale della emancipazione e della liberazione della donna". E in questo, l’attualità dell’opera esplode con una forza quasi disarmante. La protagonista, Rosaura, non è una vittima delle convenzioni patriarcali, ma una stratega consapevole, padrona del proprio destino dopo la morte dell’anziano marito.
Caterina Murino incarna questa Rosaura con una maestria che trascende il ruolo della "diva" (etichetta pur meritata per i suoi successi internazionali) per calarsi nelle profondità psicologiche di una donna che "si avvale di tutti gli strumenti che la natura le ha donato, tra cui spiccano intelligenza e bellezza, per realizzare le proprie ambizioni e salvaguardare la propria posizione, e la propria libertà".
La Murino restituisce una figura femminile complessa, "sensibile e intelligente", capace di gestire i suoi quattro spasimanti – interpretati da Giorgio Borghetti, Patrizio Cigliano, Mino Manni e Lorenzo Volpe – con una grazia che non cede mai all’arrendevolezza. La sua Rosaura non cerca solo un marito che possa offrirle protezione in una "società ancora fortemente patriarcale"; cerca un compagno "capace di guadagnarsi la sua stima e il suo rispetto", degno del suo amore, ma a patto di "preservare – nei limiti imposti dalla convenienza – la propria libertà".
L’allestimento moderno, impreziosito dalla scenografia di Fabiana Di Marco e dai costumi di Stefano Nicolao Atelier Venezia (con proiezioni di Francesco Lopergolo), incornicia questa vicenda in una Repubblica di Venezia ormai al tramonto, "pronta, (si, è una scelta) a morire per sempre dentro alla bellezza sovrumana della sua immortalità".
È un’atmosfera densa, dove il "gioco delle maschere" della Commedia dell'Arte si scontra e si fonde con la "commedia di carattere" voluta dalla Riforma goldoniana. Il passaggio dal "teatro pastorale, dal teatro delle maschere, al teatro dominato dalla psicologia" è tangibile in ogni scambio di battute.
In un mondo che spesso sottovaluta la capacità delle nuove generazioni di confrontarsi con testi complessi, La Vedova Scaltra si pone come un ponte. La figura di Rosaura, che mette alla prova i suoi corteggiatori (uno spagnolo, un francese, un inglese e un italiano) rifiutando "apparenze" e "parole galanti", parla direttamente a una gioventù sempre più attenta a smascherare l'inautenticità.
L'opera "è il racconto della giovinezza del mondo"; una giovinezza che si riflette nella vitalità di un teatro che sa ancora essere "un’avventura d’amore, un’avventura di cappa e di spada, un’avventura dentro le volute tenere dell’amicizia e del conflitto".
Il contrappunto comico, affidato all'Arlecchino di Enrico Bonavera in un "vero e proprio tour de force tra acrobazie verbali e fisiche", e la complicità femminile incarnata da Marionette (Serena Marinelli), consigliera "dichiaratamente schierata dalla parte delle esponenti del suo sesso", completano un quadro dove l'indagine psicologica non soffoca mai il "puro divertimento", come sottolineato anche dalla stampa francese (Le Figaro parla di "Una prelibatezza. Pièce leggera, disinvolta."). La partecipazione vocale di Jean Reno aggiunge un ulteriore tocco internazionale all'operazione.
In conclusione, questa Vedova Scaltra non è solo grande teatro; è una lezione di modernità, servita con intelligenza ed eleganza.







