In Sardegna ogni anno si spendono circa 37 milioni di euro per il gelato, con una spesa media di 50 euro per famiglia. Nell’Isola sono 173 i laboratori che producono coni, coppette, granite, ghiaccioli e sorbetti. È quanto emerge da una ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, realizzata su dati Unioncamere-Infocamere e Agenzia delle Entrate.

"La genuinità delle specialità artigiane della gelateria - sostiene il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni - fa muovere l'economia sarda e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food made in Sardegna in Italia e nel mondo. È proprio il concetto di "artigianale" a rappresentare il vero elemento distintivo. Per questo motivo è fondamentale utilizzare con attenzione questa definizione, che richiama il valore del lavoro artigianale e la freschezza che caratterizza queste specialità dolciarie".

Il comparto deve però fare i conti con l’aumento dei costi: tra il 2021 e il 2025 il prezzo del gelato è cresciuto del 39,6%, mentre energia e materie prime hanno registrato rincari significativi. L’energia è aumentata del 30%, con frigoriferi e attrezzature in funzione senza interruzioni. Tra le materie prime, il cacao è salito del 45,5%, lo zucchero del 33,3%, il latte del 23,4%, le nocciole tra il 30 e il 40% e l’amarena del 40%.

Tra i gusti più richiesti nell’Isola ci sono "fragola", "cioccolato", "nocciola", "limone", "crema", "pistacchio" e "stracciatella". Resistono anche proposte come "tropicana", "limoncello", "tè verde", "arcobaleno" e "loacker". Per chi segue una dieta, indicato come uno su dieci, c’è anche il gelato alla soia. Crescono inoltre le specialità ispirate alla tradizione sarda, da "sebadas", "mirto" e "pardula" ai gusti al formaggio, fino a cheesecake con crumble e cocco e "pane burro e marmellata" realizzato con il burro delle fattorie.