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"La Sardegna è una delle regioni italiane più esposte alla crisi della medicina territoriale. Nell'Isola circa 450mila cittadini risultano senza medico di famiglia, tanto che la Regione ha recentemente avviato un bando per oltre 500 medici di medicina generale. Una situazione aggravata dalle caratteristiche geografiche e demografiche del territorio: insularità, piccoli comuni, aree interne, bassa densità abitativa, difficoltà di collegamento e forte pressione stagionale legata ai flussi turistici".
È quanto evidenzia il sindacato Simg (Società italiana di medicina generale e delle cure primarie) in una nota, in vista del congresso regionale dedicato alle criticità dell’assistenza e alle possibili soluzioni, con appuntamento a Cagliari i prossimi 16 e 17 ottobre. L'evento vedrà la partecipazione di circa 200 medici di medicina generale provenienti da tutta l’Isola. Saranno presenti Alessandro Rossi, presidente nazionale della Simg, e Carlo Piredda, segretario regionale.
Il congresso sarà dedicato alla memoria di Maddalena Carta, medico di medicina generale scomparsa lo scorso anno a Dorgali, a soli 38 anni. Secondo quanto ricordato dal sindacato, la professionista aveva continuato a garantire assistenza ai propri pazienti e a quelli di colleghi assenti fino agli ultimi giorni della sua attività.
"La Sardegna vive un momento particolarmente difficile per le cure primarie - sottolinea Piredda - Siamo la prima regione in Italia per carenza di medici di famiglia e abbiamo circa 450mila cittadini senza medico. In più, la riforma della sanità territoriale con Case di Comunità e Ospedali di Comunità non è ancora realmente partita nei contenuti. Il Congresso SIMG Sardegna vuole essere un momento di aggiornamento scientifico, ma anche un'occasione per tenere unita la categoria e proporre soluzioni concrete alle istituzioni".
Tra le criticità segnalate dalla Simg c’è la necessità, in diverse realtà dell’Isola, di coprire più comuni per raggiungere il massimale di assistiti, con conseguenti difficoltà organizzative e assistenziali. L’Oristanese viene indicato dal sindacato tra i territori maggiormente colpiti, ma problemi analoghi riguarderebbero anche altre aree della Sardegna.
"In alcuni territori il medico dovrebbe coprire tre o quattro comuni, spesso senza un adeguato supporto specialistico od ospedaliero - prosegue Piredda - Lo smantellamento progressivo di alcuni presidi ospedalieri rende ancora meno attrattivo lavorare in zone dove, per un accertamento di secondo livello o per un supporto clinico, il medico di famiglia rischia di trovarsi isolato. Nelle città come Cagliari e Sassari, anche grazie alla presenza di poliambulatori e specialistica territoriale, è ancora possibile garantire standard di cura più elevati, ma nelle aree interne la sofferenza è evidente".






