Le temperature iniziano a salire e nelle carceri torna un tema che da settimane alimenta il confronto tra amministrazione penitenziaria, garanti dei detenuti e opposizione: quello dei frigoriferi nelle celle.

A riportare l’attenzione sulla questione è stata la Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Irene Testa, che nei giorni scorsi è tornata a denunciare le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari.

"Vietato avere un frigorifero in cella. Immaginate 40 gradi. Celle di pochi metri quadrati. Quattro persone, a volte di più. Il fornello accanto al WC. Nessuna privacy. Poca aria. Odore di sudore, di corpi ammassati, di disperazione", scrive Testa, sottolineando come nelle carceri vivano anche "persone con gravi patologie psichiatriche, tossicodipendenze, fragilità estreme. Persone che si autolesionano".

"E la risposta dello Stato qual è? Togliere i frigoriferi. Perché, dicono, non c'è spazio. Se una casa che non rispetta i requisiti minimi di abitabilità viene dichiarata inidonea, se 26 metri quadrati non possono ospitare più di una persona, come è possibile che nelle carceri tutto questo sia tollerato?"

Secondo la garante, la questione non riguarda soltanto il caldo estivo, ma più in generale il tema della dignità della detenzione: "Come è possibile che lo Stato pretenda il rispetto della legge dai cittadini e poi ignori standard che fuori dal carcere farebbero scattare sanzioni, denunce e chiusure? Se quelle stesse #condizioni esistessero in una casa di riposo, in una comunità o in un dormitorio, ci sarebbe uno scandalo nazionale. In carcere, invece, tutto è considerato normale. No. Non è normale. La pena è la privazione della libertà. Non il caldo insopportabile. Non l'umiliazione. Non la promiscuità forzata. Non la perdita della dignità umana. E un Paese si misura anche da come tratta le persone che ha deciso di #punire. Non da quanto riesce a farle soffrire.”

La circolare a cui si fa riferimento è quella emanata il 23 aprile 2026 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), un provvedimento che aveva fin da subito suscitato forti reazioni da parte dei garanti dei detenuti e delle opposizioni.

La disposizione, firmata dal Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele, invita gli istituti a collocare i nuovi pozzetti frigoriferi in locali dedicati delle sezioni detentive, come ex docce, lavanderie o altri spazi comuni, regolamentandone l’accesso attraverso orari e personale incaricato della gestione.

La circolare precisa inoltre che i frigoriferi non possono essere collocati nelle camere di pernottamento. La motivazione indicata riguarda ragioni di sicurezza, legate alla possibile occultazione di oggetti o sostanze non consentite e al rischio di utilizzo improprio degli elettrodomestici.

Dopo le polemiche, il DAP è intervenuto con una seconda nota ribadendo il divieto di collocare pozzetti frigo e frigoriferi all’interno delle celle. Nel documento si legge che "i pozzetti frigo ovvero i frigo, cioè (secondo la lingua italiana), i frigoriferi (di cui il termine frigo è abbreviazione) sono elettrodomestici di grandi dimensioni e non vanno affatto confusi coi minibar o frigobar (di cui la nota non si occupa)". Lo stesso Dipartimento ha inoltre spiegato che, per poter procedere all’acquisto di nuovi pozzetti frigo, frigoriferi e ventilatori in vista della stagione estiva, "è necessaria una tempestiva programmazione sulla base della ricognizione delle dotazioni già oggi esistenti".

Il dibattito resta aperto. Da una parte l’amministrazione penitenziaria rivendica esigenze di sicurezza e una migliore organizzazione degli spazi comuni. Dall’altra i garanti dei detenuti continuano a denunciare condizioni di sovraffollamento e disagio che, con l’arrivo dell’estate, rischiano di diventare ancora più difficili da sostenere.