Un contributo tecnico, unitario e “di metodo” proposto con spirito di collaborazione, con l’obiettivo di rendere il nuovo Piano Urbanistico Comunale più chiaro, immediatamente applicabile e coerente con gli obiettivi di rigenerazione urbana. 

È questo il senso delle osservazioni trasmesse nella serata di lunedì 2 febbraio al Servizio Urbanistica e Rigenerazione Urbana del Comune di Cagliari congiuntamente dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari, dall’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Cagliari, dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Cagliari e dall’Ordine dei Periti Industriali di Cagliari, in riferimento al PUC adottato con deliberazione del Consiglio comunale lo scorso novembre. 

«Il nostro intento è offrire un apporto tecnico costruttivo, nell’interesse pubblico e della qualità urbana – spiega Federico Miscali, presidente OIC –. Su alcuni articoli delle Norme Tecniche di Attuazione riteniamo sia utile sciogliere qualunque ambiguità e ricalibrare quelle prescrizioni che, così come formulate nel testo attuale, possono produrre effetti non voluti: incertezza applicativa, rallentamento degli interventi e aumento dei costi, con ricadute su cittadini e investimenti».

Il documento inviato nasce dall’analisi svolta dagli organismi tecnici delle quattro realtà e dal contributo dei professionisti iscritti. L’obiettivo è migliorare l’efficacia dello strumento urbanistico e garantirne un’applicazione uniforme e certa, a beneficio dell’Amministrazione e dei soggetti attuatori. Le osservazioni si concentrano in particolare sugli articoli 30, 31 e 32 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), dove – secondo i firmatari – alcuni passaggi rischiano di generare incertezza interpretativa o di introdurre vincoli tali da rendere difficili gli interventi nei tessuti urbani consolidati. 

LE PRINCIPALI OSSERVAZIONI

Tra i punti evidenziati, il documento segnala anzitutto la necessità di definire criteri più chiari per la valutazione degli edifici “non omogenei” rispetto al contesto tipo-morfologico: in diversi passaggi (art. 30 e art. 31) si ammettono, in tali casi, modifiche di sagoma o anche demolizione e ricostruzione finalizzate alla “ricomposizione morfologica”, ma i firmatari rilevano una eccessiva aleatorietà nella qualificazione degli immobili e chiedono su quali basi debba fondarsi tale valutazione, così da garantire certezza e uniformità. 

Altro nodo riguarda le prescrizioni sulle altezze collegate all’allineamento al fabbricato adiacente più basso (art. 30, art. 31): la previsione, se interpretata in senso assoluto, rischia – secondo le osservazioni – di “paralizzare” interventi edilizi considerati leciti dal PUC vigente e di entrare in contraddizione con le altezze massime indicate negli elaborati di Piano per alcune sottozone. 

Un focus specifico è dedicato ad alcune sottozone (in particolare le B-ADR), anche con riferimento alla Municipalità di Pirri: dalla lettura del Piano e degli elaborati grafici, i tecnici evidenziano che l’ambito in questione si estenderebbe su una porzione molto ampia della città, includendo aree che nel PUC vigente erano zone di completamento trasformate “in maniera definitiva”. In questo quadro viene segnalata la difficoltà di comprendere quali siano, oggi, gli elementi effettivamente da salvaguardare e si chiede maggiore chiarezza sulle regole, anche considerando il ruolo attribuito alla Commissione per il Paesaggio nella valutazione degli interventi. 

Sul tema della rigenerazione, i firmatari propongono inoltre di valutare, per interventi su lotti già urbanizzati (sottozone B-ARU1 e B-ARU2), una semplificazione degli adempimenti (piani/planovolumetrici estesi) quando non strettamente necessari, per evitare un carico procedurale sproporzionato rispetto alla natura degli interventi. 

Viene poi richiamato l’art. 32, che fa riferimento a piani attuativi degli anni ’60: secondo il documento, ancorare l’operatività a impianti pianificatori storici, in una città che ha subito trasformazioni radicali e variazioni degli indici, può produrre un quadro normativo di difficile attuazione e che potrebbe rivelarsi “economicamente sconveniente” per cittadini, investitori e professionisti. 

RECUPERO DELL’ESISTENTE E NECESSITA’ DI UN “CASO DI STUDIO” OPERATIVO

Un passaggio importante riguarda l’inserimento nel PUC di una disciplina comunale specifica per rendere realmente applicabili gli interventi di recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente previsti dalla L.R. 9/2023, alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale 2024 richiamate nel documento. Sul tema, si chiede di definire in modo puntuale volumetrie ammissibili, ambiti di applicazione e un eventuale indice dedicato, così da perseguire l’obiettivo (riconosciuto come meritevole) della riduzione del consumo di suolo, mantenendo però il rispetto del principio di pianificazione. 

Infine, sul piano del metodo, i tecnici propongono di integrare la documentazione con un “caso di studio” che chiarisca iter e metodologia degli interventi nelle zone B (in particolare ADR e ARU), includendo una valutazione concreta di sostenibilità economica: per evitare che l’attuazione del PUC determini un incremento rilevante dei costi degli interventi e dei valori delle abitazioni, con possibili dinamiche di espulsione della popolazione residente e spopolamento. 

Gli ordini tecnici confermano la disponibilità a proseguire il confronto con l’Amministrazione comunale attraverso tavoli di confronto dedicati, nella convinzione che il dialogo tra istituzioni e professioni tecniche rappresenti un valore fondamentale per la qualità delle scelte di pianificazione assunte nell’interesse del cittadino.