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Dopo un lungo periodo di attesa, è giunta una risposta tangibile per i numerosi allevatori di pecore in Sardegna colpiti dall'epidemia di lingua blu del 2024. Coldiretti ha infatti comunicato che oggi, giovedì 12 febbraio, è stata firmata la determina regionale e resa pubblica sul sito, la quale prevede l'erogazione di indennizzi a favore delle aziende colpite: sono stati stanziati più di 21,7 milioni di euro destinati a 3.524 beneficiari.
"Questi fondi sono fondamentali per dare ossigeno alle imprese - sottolinea Coldiretti Sardegna -. Siamo soddisfatti della firma dell'atto e chiediamo che gli aiuti possano arrivare prima possibile alle aziende che attendono ormai da troppo tempo. Questi interventi, però, non possono essere considerati la soluzione definitiva. La lingua blu, infatti, non è più un evento eccezionale, ma una problematica che negli ultimi anni ha assunto caratteristiche quasi endemiche in Sardegna, favorita anche dai cambiamenti climatici e dalla diffusione del vettore, il culicoide", aggiungono presidente e direttore Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu e Luca Saba.
Per questo "come diciamo da tempo, accanto agli indennizzi è necessario che l'approccio al problema sia strutturale: non più solo interventi emergenziali a danni avvenuti, ma piani strutturali e permanenti di prevenzione - concludono presidente e direttore - serve investire con continuità nella lotta al vettore, nelle disinfestazioni, nell'utilizzo di repellenti, nella protezione degli animali e in campagne vaccinali tempestive e ben programmate, in modo da arrivare preparati prima dell'esplosione dei focolai".
Il provvedimento è stato adottato dopo un lungo e complesso iter, che ha visto Coldiretti Sardegna impegnata a raggiungere l'obiettivo di velocizzare le procedure amministrative e garantire aiuti alle aziende colpite da gravi perdite a causa di malattie che si ripresentano ciclicamente.
Negli ultimi anni, il settore agricolo ha affrontato serie emergenze sanitarie. Solo nel 2024, l'epidemia della lingua blu ha causato la morte di oltre 50.000 capi, con centinaia di migliaia di animali non in grado di produrre reddito per le aziende a causa della loro improduttività su latte e agnelli.





